IL prImo
soggIorno a roma

Tramite Baldassarre del Milanese il Cupido dormiente era stato acquistato in Roma come antico dal cardinale Raffaele Riario, il quale – presto scoperto l’inganno – volle il rimborso; ma volle anche conoscere il giovane “falsario” di talento.

Nel giugno 1496 Michelangelo era a Roma presso il banchiere Jacopo Galli, all’inizio di un’esperienza che gli avrebbe aperto ampi orizzonti, nel contatto emozionante e fecondo con l’antichità romana in tutte le sue manifestazioni, compresa la dimensione del colossale.

Le due sculture marmoree di somma qualità che scolpì a Roma, il Bacco e la Pietà (in aggiunta a una figura mitologica d’arciere), segnarono la maturità professionale dell’artista poco più che ventenne.

Il Bacco, scolpito in un anno nel 1496- 1497 per Riario (ma lo prese Galli, dai cui eredi pervenne a Francesco I de’ Medici) fu subito ammirato come statua che rivaleggiava con l’antico: il giovane dio nudo, dotato dell’insolito attributo di due piccole corna, avanza con incertezza d’ubriaco fissando la coppa protesa, mentre un satiretto alle spalle gli ruba l’uva, creando per il gruppo marmoreo una dinamica molteplicità di punti di vista: «si conosce che egli ha voluto tenere una certa mistione di membra maravigliose, e particolarmente avergli dato la sveltezza della gioventù del maschio e la carnosità e tondezza della femmina», commentò Vasari, cogliendo la palpitante fisicità dei corpi, che si estende ai ricci, al vello caprino e alla pelle di pantera.

Per Jacopo Galli Michelangelo scolpì anche una statua a grandezza naturale, che dai contemporanei fu ricordata come Apollo, Cupido o Dio d’amore, e che si è identificato con buoni argomenti nella statua marmorea mutila di giovane Arciere proveniente dalla collezione Borghese, oggi visibile nel Metropolitan Museum a New York. Nel corpo sottile e slanciato, il gesto delle braccia (mancanti) di raggiungere la faretra dietro la spalla per estrarne una freccia, causa una rotazione del torso increspato di rilievi sfalsati, non troppo diversamente rispetto al Crocifisso ligneo e con un presentimento del David-Apollo (1532). Il moto ruotante culmina nell’alzarsi della testa, dai ricci curvi e compatti come nell’Angelo bolognese.

A sancire la fama di Michelangelo a Roma e in Italia provvide di lì a poco il gruppo marmoreo della Pietà, commissionato dal cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas per l’importante cappella dei re di Francia presso San Pietro, installato nel giubileo del 1500 e passato in seguito nella basilica. Fu forse l’autorevole committente a richiedere l’iconografia nota come “Vesperbild”, immagine serotina, specialmente diffusa Oltralpe. La Madonna sola sul Golgota tiene in grembo Cristo appena deposto dalla croce, adagiato sulle ginocchia nella morte così come da bambino vi posava nel sonno. Dolce e composta, Maria col gesto della mano sinistra richiama il devoto a condolersi per il sacrificio del Figlio, integro e bellissimo nell’abbandonarsi all’abbraccio materno, dove lo riconduce e lo trattiene la mano destra di Lei, schermata dal sudario per amoroso rispetto di quella carne che è già “Corpus Christi”, specie eucaristica sull’altare della “Mater-Ecclesia”. L’evidente giovinezza della Madonna fu motivata dall’artista stesso come effetto della sua purezza virginale e vi si scorge un riflesso del verso attribuito da Dante a San Bernardo, «Vergine madre, Figlia del tuo Figlio».


Pietà (1497-1499 circa), particolare; Città del Vaticano, San Pietro.

Seppellimento di Cristo (Entombment o Andata al sepolcro) (1499-1500 circa); Londra, National Gallery.