Una pipa, un bicchiere, una bottiglia della birra preferita - marca Bass -, un asso di fiori e due dadi come
simbolo della sorte. E una chitarra a forma di cuore che virtualmente avvolge tutto. In alto uno spartito senza note, in basso una scritta grande in
stampatello: «MA JOLIE». L’anno è il 1914, la guerra si avvicina ma Picasso è innamorato e il “refrain” di una canzonetta cantata dal popolare Harry
Fragson si trasforma così nella sua dichiarazione d’amore. Non era la prima volta che l’artista spagnolo dedicava le parole di quel ritornello alla
sua compagna inserendole nelle composizioni cubiste. Lei, la musaamica- amante del momento, era una brunetta, aspirante ballerina dal carattere
pacato che si chiamava Marcelle Humbert, Eva per Picasso, in quanto simbolo di tutte le donne. La canzone, invece, diventava quasi un inno alla
gioia di vivere.
Come era fatto, dunque, l’universo musicale del genio indiscusso dell’arte del Novecento? Qual era il suo rapporto con quelle
vibrazioni sonore che, proprio come la pittura, generano emozioni e passioni? A cercare una risposta è la mostra Les musiques de Picasso alla Cité
de la musique - Philharmonie de Paris, offrendoci, con oltre duecento opere, l’immersione in un percorso non ancora esplorato che attraverso
dipinti, sculture, costumi e strumenti passa dalle scene di vita gitana ai suonatori di flauto, dai musicisti del circo alle chitarre cubiste, fino
ai Balletti russi e ai baccanali in cui rivive l’antichità classica.
«Il percorso dell’esposizione permette di seguire tutta la vita e la
carriera dell’artista in modo cronologico e tematico, riunendo molte opere che testimoniano il suo legame costante con la musica», spiega la
curatrice della mostra, Cécile Godefroy. «Così notiamo come il rapporto si sia sviluppato nel corso degli anni, degli spostamenti dell’artista e
delle sue relazioni sociali. Tutti i periodi della sua carriera sono rappresentati perché la musica ha sempre accompagnato Picasso, sia nelle sue
opere che nelle sue amicizie».
