2. Il ruolo dei diritti dell’infanzia nell’educazione 0-6 Elisabetta Biffi 1. Premessa L’esistenza dei diritti delle bambine e dei bambini è qualcosa che si potrebbe pensare ormai noto e scontato, soprattutto da parte di chi si occupa professionalmente di infanzia. D’altro canto, le riflessioni pedagogiche sull’educazione dedicate all’infanzia hanno contribuito a sviluppare approcci e metodologie che, come si avrà modo di vedere in queste pagine, si caratterizzano proprio per una forte convergenza verso una visione della bambina e del bambino come attori e decisori all’interno della propria esperienza educativa. Allo stesso tempo, però, di fronte a quella fascia d’età che va dalla nascita all’ingresso della scuola primaria, il concetto di “diritto” sfuma verso un orientamento teorico più che verso una traccia operativa di lavoro, soprattutto se riferito ad alcune dimensioni quali la presa di parola, la partecipazione, la libertà di espressione. Dimensioni che, nella prospettiva adulta, necessitano di una certa maturità linguistica e sociale a prima vista non salde nella prima infanzia. Queste pagine sono dedicate a tracciare alcune piste di approfondimento che possono mettere meglio in luce il contributo offerto dalle pratiche educative nella fascia 0-6 anni a un approccio basato sui diritti e, viceversa, il contributo che un approccio basato sui diritti può offrire all’educare nello 0-6. Il riferimento ai diritti dell’infanzia richiama subito alla mente la (da ora CRC nel testo), approvata nel 1989 dalla Assemblea generale delle Nazioni unite. In realtà, il processo di costruzione dell’idea di bambina e bambino come cittadini va rintracciato molto prima, in un percorso di avvicinamento lungo più di un secolo (Macinai, 2013; Biemmi, Macinai, 2020). Convention on the Rights of the Child