3. La professionalità educativa e il gruppo di lavoro nei contesti educativi 0-6 Lucia Balduzzi 1. Alcune indicazioni di contesto In Italia, il sistema di educazione e cura della prima infanzia per i bambini e le bambine in età pre-scolare, ovvero con meno di 6 anni, comprende una differenziata offerta di servizi per la fascia 0-3 – come, per esempio, nidi d’infanzia e i servizi integrativi per bambini e famiglie – e le scuole dell’infanzia. Fino all’entrata in vigore della riforma varata nel 2015 con la legge 107, l’offerta formativa prescolare era organizzata entro un sistema diviso (il cosiddetto “split system”) che prevedeva la pertinenza dei servizi per l’infanzia e di quelli integrativi entro le competenze del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali e quella delle scuole dell’infanzia sotto il Ministero della Pubblica Istruzione. Questa dimensione di separazione risale dall’istituzione stessa delle istituzioni destinate alle fasce 0-3 e 3-6, poiché lo Stato si è assunto la piena responsabilità del segmento 3-6 sin dal 1968 (legge 444/1968), data dell’attivazione delle scuole materne statali, integrando l’offerta precedentemente esistente, per lo più gestita dai comuni e da enti di ispirazione cattolica. La scelta politica che sottende all’attribuzione delle scuole materne alla competenza statale può essere chiaramente messa in relazione all’obiettivo della piena scolarizzazione dei bambini e delle bambine italiani, garantendo l’accesso e la frequenza della scuola materna anche nelle aree del Paese non ancora coperte dalle altre gestioni paritarie. Al contrario, i servizi per la prima infanzia destinati ai bambini da 0 a 3 anni sono stati considerati, fin dalla loro attivazione (legge 1044/1971), come servizi a domanda individuale, evidenziando una prima intenzionalità politica più di natura socio-assistenziale che educativa, per quanto il ruolo educativo sia poi stato progressivamente riconosciuto sia da politici e amministratori sia dalle famiglie.