Conclusioni Perché non possiamo rinunciare al valore delle relazioni interpersonali, familiari, educative Abbiamo compreso, nel corso di questa trattazione, quanto la visione prospettica delle scienze umane e sociali sugli eventi che caratterizzano il nostro tempo sia in larga parte attraversata da riflessioni sulla precarietà, l’insicurezza e la scarsa fiducia nel futuro. In particolare, la portata del senso d’inadeguatezza dell’uomo contemporaneo di fronte alle sfide della società complessa sembra non voler diminuire, quanto, piuttosto, aumentare di pari passo con le difficoltà che i singoli riscontrano nel trovare soluzioni ai problemi della collettività e che rappresentano l’origine di una perdita generalizzata di autostima (Bauman, 2000; 2009; 2017). Alcune delle principali cause di questa nuova e allarmante condizione esistenziale, che conduce alla frammentazione del tessuto sociale e alla fragilizzazione delle identità, possono essere individuate, in primis, nelle dinamiche tipiche dei mercati globali: delocalizzazione delle attività produttive, disintermediazione, anomia, costante tensione dell’individuo al soddisfacimento di desideri materiali e al possesso di beni effimeri (cfr. Bruni, 2007; Codeluppi, 2014). Da un lato, cioè, il ruolo predominante, nel sistema delle relazioni sociali umane, è divenuto progressivamente quello del consumatore; dall’altro, la costante esposizione della persona-consumatore alle fluttuazioni e alle stravaganze dei mercati globali non fa che alimentare le divisioni e “i comportamenti competitivi, mentre la collaborazione e il lavoro di squadra vengono declassati al rango di stratagemmi provvisori, da sospendere o terminare nel momento in cui tutti i benefici siano stati sfruttati a pieno” (Porcheddu, 2005, p. 31).