2. Educare alla scelta Quello della è un concetto potente ed evocativo. Richiama immagini di libertà, esercizio democratico, dialogo, responsabilità e, in senso più ampio, di sviluppo umano, individuale e sociale. Tuttavia, oggi, “scegliere” significa fare i conti con una realtà che muta molto rapidamente e senza soluzione di continuità. Da un lato, assistiamo a ciò che Zygmunt Bauman (2000; 2009; 2017) ha descritto come uno scollamento tra le dimensioni del passato, del presente e del futuro, per cui il meccanismo della trasmissione dei valori e della memoria tra le generazioni sembra essersi inceppato. Dall’altro, con esso sembra essere venuta meno anche la capacità di comprendere i modi attivi e creativi con cui si definisce e ridefinisce il senso del , riconoscendo, al tempo stesso, l’influsso profondo che gli altri e la cultura hanno sul nostro modo di essere (Guilford, 1986; Bruner, 2000). E, sempre secondo Bauman, i rischi che derivano da un tale cortocircuito sono molteplici: individualismo e consumismo, mancanza di senso di solidarietà e di desiderio di affiliazione, discredito delle istituzioni e sfiducia nella rappresentatività politica, a cui si è aggiunto un progressivo e preoccupante “deficit di civismo [che] ha ormai contagiato, e non avrebbe potuto non farlo, le giovani generazioni” (Garelli, 2008, p. 27). In aggiunta, sembra palesarsi più nitidamente quella rispetto al futuro dell’uomo, che Edgar Morin (2020) ha magistralmente raccontato in un suo recente saggio, sottolineando come la perdita delle direzioni di senso, dei valori universali e delle possibilità di crescita, emancipazione e cambiamento porti con sé pure l’annullamento dell’idea stessa di progresso. scelta Sé crisi,