E POI INCONTRI UN QUADRIFOGLIO E poi, in un prato con "isole incolte", si può incontrare un quadrifoglio. (A.D.P.) Ai giorni d'oggi è più probabile sapere i nomi degli smartphone e delle automobili, anziché di alberi e uccelli. Conoscere il nome delle piante e degli animali permette di entrarci in relazione. Chiedersi come si chiama un fiore e un insetto è un antidoto all'eventuale indifferenza verso la natura. Il nome del trifoglio, erba anche spontanea, è tendenzialmente conosciuto grazie al più raro quadrifoglio, considerato un simbolo di buona sorte e un portafortuna. Se osserviamo la quarta foglia di un trifoglio, possiamo notare che è diversa dalle altre tre, dato che è più piccola. Questa particolare foglia, fautrice di buon auspicio, pare che sia il risultato di un "anomalo" funzionamento genetico. Insomma, forzando il linguaggio dei luoghi comuni, potremmo dire provocatoriamente che il quadrifoglio è una pianta fuori dai parametri di "normalità" di una specifica "erbaccia". Durante il gioco di cercare un quadrifoglio, che rientra a pieno titolo nella lista dei giochi con le erbe spontanee, potrebbe capitare di non trovarlo perché non lo vediamo ben distinto nel mezzo di molti altri trifogli, non lo discriminiamo. E in un certo senso potrebbe essere una fortuna, se riportiamo questo sguardo alla vita di tutti i giorni. Gli eccessi di definizione e di distinzione nei confronti di alcune persone (timide, straniere...) possono confermare stereotipi, generare separazioni, indurre esclusioni. Nell'era delle semplificazioni, per esempio, come gestiamo le "categorizzazioni" dei bambini con disabilità? Quelle degli specialisti sono necessarie e insostituibili, ma dobbiamo fare attenzione a non farle diventare "etichette". È una fortuna vivere in un contesto in cui si mette in pratica l'invito di Andrea Canevaro (2006, p. 11) a ricercare sentieri inclusivi fra «confini negati e confini esibiti», cioè riconoscere e accogliere i sentieri che i bambini aprono, stando attenti a non fare, nei loro confronti, invasioni di campo. Ciascun bambino ha diritto alla "giocabilità" (Chiappetta Cajola, 2012, p. 192) anche nei giardini, cioè a incontrare le condizioni per far sì che sia garantita l'opportunità di vivere l'insostituibile esperienza del gioco anche all'aperto, grazie a un ambiente naturale interessante a livello senso-percettivo, ad allestimenti accessibili, a oggetti diversificati. Coltivare una sensibilità inclusiva con il gruppo di lavoro, con i genitori, con i bambini, in ogni momento e in ogni ambiente non è fortuna, è frutto di un'intenzionalità.