Il dialogo sonoro è un dispositivo autotelico, cioè la motivazione è intrinseca, si suona per il gusto di suonare, quindi è una comunicazione giocosa. E come tale, privilegiando un lungo rispecchiamento, cioè ripetere ciò che fa un bambino, l'adulto può provare assai dopo a "rilanciare", cioè rispondendo delicatamente con "variazioni" (ripetendo la sequenza del bambino aggiungendo o togliendo gesti sonori) e con "contrasti" (facendo una nuova sequenza) in attesa che il bambino di fronte possa ripetere quanto ascoltato oppure fare a sua volta variazioni e contrasti.

In questo modo i bambini imparano da sé rispecchiandosi nell'adulto. Poi, in un secondo momento non affrettato, fra variazioni e contrasti, adulto e bambino faranno insieme un nuovo passo sonoro condiviso.

Nell'ottica di garantire i significati del gioco autonomo, anche in questo caso, pratichiamo l'attesa e predisponiamoci ad accogliere il "diritto a non giocare", garantiamo le molteplici sfumature di un "no!" dei bambini, che possono aiutare noi adulti a crescere.