NASCONDIBILITÀ Se proviamo a chiedere alle persone che incontriamo quale gioco pensano quando pensano a noi che stiamo pensando al gioco che loro pensano, quasi sicuramente ci risponderanno "nascondino". (A.D.P.) Ho visto bambini che, in luoghi privi di punti dove nascondersi un po', pur di giocare a nascondino hanno inventato di tutto. Per esempio, il "Nascondino colori" che ho osservato in una scuola dell'infanzia: chi deve cercare gli altri dice un colore e inizia a contare, poi i compagni si nascondono sopra il colore detto... per essere considerati invisibili. Il fatto è che i bambini dicevano sempre "verde!". Questo perché il giardino era un grande prato all'inglese e chi giocava a "nascondino colori" si distendeva sull'erba come a voler mimetizzarsi, a sprofondare un po'. Se i bambini arrivano a trovare soluzioni simili pur di giocare a nascondino, vorrà dire qualcosa. Ascoltare seriamente la voce dei giochi autonomi è un invito a ri-pensare gli spazi considerando la "nascondibilità". Del nascondino non si può fare a meno. Lo possiamo incontrare da un affresco proveniente da Ercolano (I sec. d.C.) all'ultima scena del film di Akira Kurosawa. Lo si gioca fin da piccoli fra genitori e figli, accompagna tutta l'infanzia ed è ben presente, a volte con un po' di malizia, anche durante l'adolescenza. Madadayo – Il compleanno La "nascondibilità" è un indicatore di qualità dei giardini giocosi. Potremmo giocare – fra adulti – diversi tipi di nascondino per testare uno spazio all'aperto per l'infanzia. Si potrebbe giocare a "sardine" dove uno si nasconde, tutti gli altri vanno a cercarlo e chi lo trova si nasconde nel medesimo posto stringendosi via via un po' di più. Oppure a "Pi gufo", in cui durante lo svolgimento del gioco si ha sempre meno tempo a disposizione per nascondersi; quindi, è necessario avere una zona con tanti punti dove rintanarsi. Si potrebbe giocare a "Ahuuu", un gioco al contrario rispetto a come potrebbe giocarlo un adulto: si rincorre il lupo, ci si nasconde quando il lupo va via... Ahuuuuu "Ahuuuuu" fa Luca camminando e ondeggiando a braccia aperte. Livia: "C'è il lupo!". Glenda: "C'è il lupo... mamma mia!". Luca s'incammina sulle grandi rondelle di tronco. Diversi bambini lo inseguono dicendo "Il lupo!", "Il lupo!". Questo gruppo di bambini (di quattro anni) sale e scende dalle rondelle inseguendosi l'uno con l'altro. Marco, muovendosi come Luca: "Ahuuuuu". E Luca: "Sono io il lupo! Ahuuuuu". Marco, dopo aver provato a fare il lupo, ritorna nel ruolo iniziale. Le due bambine si nascondono prima sotto un pergolato alto un metro e mezzo, poi raggiungono un capanno. Marco le segue a distanza, poi si avvicina per entrare insieme a loro nel capanno. Glenda: "Aiuto c'è un maschio!". Marco entra nella piccola tana. Livia indicando Luca: "Là c'è il lupo!". Glenda: "Tra poco viene da noi". Anche se Luca, con il suo passo da lupo, va via... Marco: "Nascondiamoci!".