Così parlò Gigino Roberto Piumini Così parlò Gigino Capita spesso, negli incontri in scuole o biblioteche, che i bambini mi chiedano come sono diventato poeta. Prima di dare altre informazioni, io parlo loro di Gigino, protagonista di una fiaba che nonna Ilde, salace contadina (al cui pollice, appena nato mi aggrappai tenacemente, facendo prevedere per me una vita cocciuta), mi raccontava da piccolo. Seduti la sera accanto al camino scoppiettante di casa Gabrielli, Appennino tosco-emiliano (ancestrale situazione, si noterà) nelle lunghe vacanze d'estate (luogo ed epoca che mi durano tuttora nei sogni), la nonna narrava di Gigino, piccolissimo pastore (un Pollicino tosco-emiliano) che portava al pascolo le mucche. Sorvegliare le mucche era, nelle vacanze lassù, il mio compito principale. Un giorno arrivarono tre briganti, videro le mucche, e dissero: "Che bei buoi!". "Son belli, ma non son tuoi!" rispose una voce sottile. I briganti si guardarono. Chi aveva parlato? Nessuno di loro. Forse era stato il vento a fischiare in una roccia... "Che bei buoi!" ripeterono. "Son belli, ma non son tuoi!" ripeté la voce: terrorizzati, i tre scapparono, e non tornarono più. In realtà, dico ai bambini, nonna Ilda parlava nel dialetto emiliano di montagna, più asciutto e scandito di quello di pianura, ma la magia funzionava perfettamente. "Che bée boo!" "I'en bée, ma brisa too!"