2. UN ASCOLTO GENTILE Sentirsi accolti implica il sentirsi informati, ma anche sentirsi ascoltati, trovando quei modi gentili, sereni, con le parole giuste, per costruire dinamiche autentiche di riconoscimento dell'altro che hanno la loro bellezza emotiva. La gentilezza viene definita da Giancarlo Carofiglio come un metodo per dare senso alle relazioni, ma anche una risorsa che ci fa «scendere a patti con l'idea che il modo in cui vediamo le cose non è l'unico possibile» (Carofiglio, 2020, p. 15). L'ascolto gentile è un ascolto attivo, in cui quello che si sente viene elaborato, ma non valutato, non giudicato. È questo un richiamo opportuno che si muove nella stessa direzione di un altro importante avvertimento per saper stare con gli altri: «Fare significato a scuola e fuori non è possibile da soli. Né con quelle modalità di "socializzazione coatta" artificiosa e artificiale che sembrano le uniche praticabili in certe scuole» (Pascucci, Staccioli, 2001, p. 25). È un impegno di sensibile qualità educativa, quello di dare evidenza alla capacità e al desiderio d'ascoltare l'altro attraverso un'accoglienza che parla di sguardi e gesti di gentilezza, anche nel silenzio, fuori da rumori o suoni ridondanti... che spesso nelle comunità scolastiche prevalgono sulla voce dei bambini. Il "Benvenuti" dev'essere perciò il segnale che accompagna il "qui si sta bene", attraverso le cose che s'incontrano e che ci accolgono nella loro dimensione fisica di una materia, che coglie il nostro sguardo e si fa apprezzare. Il loro ordine, la loro disposizione, le loro peculiarità richiamano la responsabilità di chi progetta lo spazio, perché è qui che si giocano le carte vincenti di una buona relazione. Lo sguardo esplora, s'interroga, costruisce connessioni e di questo dobbiamo avere cura. Fin dai primi contatti con il nuovo contesto di crescita i genitori hanno bisogno di essere consapevoli che si tratta di trovarsi intorno al benessere del loro bambino, del proprio bambino insieme agli altri bambini. «I luoghi s'intrecciano così alla memoria individuale, diventano gli scenari delle nostre storie personali: si imprimeranno in tal modo nel nostro personale archivio di incontri, di affetti, di speranze, di gioie e di delusioni» (Baldriga, 2021, p. 110). Sono sguardi di cui occorre tener conto nel realizzare e nel dare attenzione agli ambienti educativi e alle sue connotazioni, anche a quelle che possono sembrare marginali. È il caso dello zerbino. Penny Ritscher (2020), parlando del quotidiano, orienta il nostro sguardo allo zerbino che, davanti alla soglia d'ingresso, è una presenza che allude e richiama la cura di sé e degli altri e di conseguenza ci dispone a un gesto di civiltà. Nella sua semplicità formale, presenta il legame tra un'idea di cittadinanza responsabile e la vita che scorre ogni giorno nella sua semplicità di gesti e comportamenti.