Pensiamo a un cavolfiore nel bel mezzo (senza intralcio) del giardino. Durante i suoi nove mesi di vita – anche per questo motivo si narra la leggenda che i bambini nascano sotto un cavolo – l'esposizione alla sua bellezza (spesso bistrattata) può essere quotidiana. E quando ha vissuto la sua vita, a volte anche durante, le sue grandi foglie faranno venire in mente giochi che non sempre riusciamo a immaginare. Poi, ci sono le ramaglie e molte altre cose ancora.

«Giocare con niente» (Di Pietro, 2020) richiede una ricerca di cose belle che generano il bello. Sono oggetti "ri-belli" anche nel senso che richiedono adulti disponibili a riconoscere il bello del gioco autonomo con materiali non strutturati, senza l'utilizzo di collanti, come una vera e propria alternativa a uno stile che punta alla produttività. Gli oggetti ri-belli necessitano di adulti intenzionati a mettersi in ascolto con i bisogni dei bambini, valorizzando il qui e ora in uno spazio pensato per accogliere le prese d'iniziativa, qualsiasi sia la loro età.

Per giocare con niente, ci vuole un adulto che ha il coraggio di guardare l'infanzia negli occhi.