Poche sono le realtà in cui si assiste a un reale coinvolgimento del personale educativo o dei responsabili pedagogici; ai professionisti dell'educazione viene spesso lasciato un ruolo marginale. Le consapevolezze che emergono dalla riflessione del gruppo educativo sono invece indispensabili per orientare progettazione e allestimento degli ambienti interni ed esterni; una riflessione che non è mai definitiva, ma al contrario flessibile e in continuo divenire, per dare risposte coerenti ai bisogni dei bambini ai quali tali spazi vengono offerti. Facciamo un esempio pratico: dove collocare abiti e stivaletti che i bambini indossano per uscire? La scelta non è un aspetto banale, ma al contrario è fondamentale, perché condizionerà il passaggio più o meno agevole tra dentro/fuori, il rispetto dei tempi dei bambini e del bisogno/diritto di fare da soli. Pensiamo all'importanza d'individuare, negli spazi verdi esterni, i punti strategici dove sistemare le sedute che permetteranno all'educatrice di osservare e sostenere le esperienze di gioco e le relazioni tra i bambini, ponendosi come una presenza discreta. La medesima riflessione vale anche per ciò che occorre nello stare all'aperto. La scelta degli oggetti non può essere casuale e improvvisata, ma richiede un'attenzione puntuale e minuziosa: prevedere le prese d'acqua, ad esempio, sedute adeguate, lo spazio dove sistemare albi illustrati da mettere a disposizione dei bambini e piccoli oggetti che possono favorire l'esplorazione, come cucchiai e palette per scavare, vasetti per travasare e cassette dove riporre gli oggetti raccolti. La riflessione è il cardine dell'azione educativa. Esperienze condotte in maniera poco curata e poco pensata alimentano il disorientamento dei bambini, ostacolando il benessere generale anche degli adulti, che finiscono per esaurire energie ed entusiasmo. Di conseguenza certe attività "impegnative", ma produttive, come l'uscita in giardino, rallentano. È da sottolineare, quindi, quanto sia indispensabile il pensiero riflessivo dell'adulto che va a orientare l'organizzazione spaziotemporale del servizio, influendo sulla qualità dell'offerta educativa. Loris Malaguzzi attribuiva allo spazio un ruolo centrale nello sviluppo delle potenzialità del bambino, tanto da considerarlo il «terzo educatore». Uno spazio pensato, che stimola il bambino ad apprendere e dialogare, costituisce un patrimonio prezioso a disposizione degli adulti e dei bambini che lo abitano. Per questo nulla può essere lasciato al caso.