Allattare è un gesto naturale, ma per noi, donne diventate madri in questi anni, non è più né scontato, né
spontaneo. O almeno, non per tutte lo è. Per allattare c’è bisogno di aiuto. Il corpo della donna è potente, certo. Fa crescere, nutre e protegge il
bambino nei mesi dell’attesa ed è “predisposto” per continuare ad assolvere al meglio queste funzioni anche dopo la sua nascita. Allattare possiamo, se
sappiamo come fare.
Quindi c’è bisogno di qualcuno che ci aiuti, anche solo raccontandoci come “funziona” l’allattamento o indicandoci come superare eventuali difficoltà.
Chi potrebbe essere questo qualcuno?
In passato, sarebbero state le donne della famiglia allargata. Ma ai tempi della famiglia allargata, non c’era bisogno di spiegazioni teoriche per
qualcosa che tutti conoscevano già bene sin dall’infanzia, avendo visto allattare i fratellini, i cuginetti, i bimbi delle vicine di casa. Oggi la
famiglia può svolgere un importante ruolo di supporto, ma di rado ha particolari competenze per quanto riguarda le poppate al seno. Il neopapà in genere
sa quello che sa la neomamma. Informazioni e suggerimenti possono servire a entrambi.
Allora chi ci aiuta ad allattare? Chi potrebbe/dovrebbe farlo?
In ospedale, i professionisti sanitari che sono vicini alla donna durante il parto e nei primi giorni successivi alla nascita quando si pongono le basi
dell’allattamento stesso.
Dopo la dimissione, il pediatra, cui la famiglia si rivolge con fiducia, e l’ostetrica del consultorio. Queste sono le figure con cui una neomadre ha
contatti prima, durante e subito dopo la nascita. E queste sono le figure che possono fare la differenza, in bene o in male.