capitolo 1 Lo sviluppo naturale del linguaggio: alcuni richiami al pensiero di Maria Montessori ll’inizio del 1900 Maria Montessori inizia il suo lavoro a fianco A dei bambini. A partire dalle sue prime esperienze, ella formulò nuove profonde riflessioni sul bambino, richiamando l’attenzione su aspetti sino ad allora non considerati ed elaborando un pensiero pedagogico profondamente innovatore, incentrato su un’inedita visione del bambino. La chiave di volta di questa nuova prospettiva sull’infanzia fu l’introduzione in ambito pedagogico dell’osservazione scientifica come criterio di indagine e comprensione del bambino e, conseguentemente, di formulazione di un pensiero educativo a lui fedele e rispondente ai suoi effettivi bisogni. Maria Montessori indicò come strumento di ricerca pedagogica l’osservazione dello scienziato, obiettiva e descrittiva della realtà, grazie alla quale è possibile rilevare i fenomeni naturali nella loro immediata manifestazione, le loro cause e i loro effetti, senza il filtro di alcun pregiudizio o griglia interpretativa di partenza. Ella osservò come tale strumento potesse offrire una nuova prospettiva sulle manifestazioni spontanee del bambino e, di conseguenza, potesse essere la via per una nuova e più autentica riflessione sull’infanzia e sull’educazione. Il suo metodo sperimentale consistette proprio nel partire dall’osservazione diretta del bambino e delle modalità reali e concrete attraverso le quali egli si esprime. Mediante la rilevazione di questi fenomeni, è possibile individuare le caratteristiche del bambino (diverse nelle sue varie fasi evolutive) e le esperienze che egli ricerca nell’ambiente, attraverso il proprio agire, per costruirsi. In tal modo l’adulto può rispondere adeguatamente ai suoi bisogni reali e non da lui supposti, grazie a una corretta relazione personale e alla preparazione di un ambiente a misura . La finalità di questo costante esercizio di osservazione è quello 1 di rilevare effettivamente come il bambino agisce e si manifesta se non diretto o ostacolato dall’adulto e dall’ambiente, delineandone così un’immagine veritiera, che risponda al bambino reale e non a quello desiderato dall’adulto, e che possa ispirare in modo significativo il lavoro dell’educatore. L’osservazione scientifica diventa in tal senso il punto di incontro tra il bambino e la pratica educativa: attraverso essa è possibile cogliere i bisogni del bambino e offrire loro una risposta appropriata. Per mezzo di una lunga e accurata opera scientifica, Maria Montessori colse il “segreto dell’infanzia”, come lei lo definisce, ovvero l’essenza profonda del bambino, che spesso rimane occulta agli occhi dell’adulto e che occorre saper cogliere con uno sguardo nuovo e attento. Note Maria Montessori riconosce all’ambiente un ruolo centrale nello sviluppo individuale dell’essere umano, come lei stessa scrive: “L’uomo che non vive in un ambiente adatto, non può sviluppare normalmente tutte le sue facoltà, né può scrutare dal fondo della propria anima per imparare a conoscersi. [omissis] Ma se prepareremo al fanciullo un ambiente in casa che sia confacente alle sue dimensioni, alle sue forze, alle sue facoltà psichiche, se ve lo lasceremo poi vivere liberamente, avremo fatto un grande passo avanti verso la soluzione del problema educativo in genere, poiché avremo dato al bambino il suo ambiente”. Montessori M., Il bambino in famiglia, Garzanti, Milano, 2014, pp. 81-83. 1. La mente assorbente Grazie all’osservazione dello scienziato, Maria Montessori ebbe modo di osservare come il bambino, libero di esprimersi e di agire all’interno di un contesto non ostacolante e rispondente ai suoi bisogni specifici, rivela innate capacità che può sviluppare gradualmente, interagendo in modo personale e diretto con l’ambiente circostante. Queste competenze, tra cui il linguaggio, non si limitano a essere delle nozioni che il bambino apprende passivamente dall’adulto educatore, ma sono piuttosto delle “abilità” che acquisisce e sviluppa progressivamente, dei doni, non ancora dischiusi, che egli possiede sin dalla nascita e che a mano a mano perfeziona. Esse possono essere paragonate a degli schemi di apprendimento costitutivi della sua intelligenza che diventano operativi con l’agire individuale del bambino e sul cui sviluppo incidono in modo determinante l’ambiente circostante e le esperienze personali che in esso vengono fatte. Tali abilità si attivano attraverso l’interazione con l’ambiente grazie alla particolare forma mentale che il bambino possiede, profondamente diversa da quella dell’adulto, chiamata da Maria Montessori “mente assorbente”. La capacità “assorbente”, che la pedagogista indica come caratteristica universale della mente infantile, ovvero tipica dell’intelligenza di ogni bambino indipendentemente dalla cultura di appartenenza, gli consente di apprendere non in modo astratto, per nozioni, come ac cade all’adulto , bensì mediante l’esperienza diretta, “assorbendo” tutto 2 ciò che lo circonda. In tal senso, si può definire la mente del bambino come concreta: essa ha bisogno di sperimentare e in tal modo, attraverso graduali, successivi e ripetuti tentativi, conosce e interpreta la realtà. Note La peculiarità della mente infantile consente al bambino di rapportarsi al mondo circostante in modo diverso rispetto all’adulto, come spiega Maria Montessori: “Il bambino non acquista nel suo sviluppo soltanto le facoltà umane, la forza, l’intelligenza, il linguaggio; ma adatta al tempo stesso l’essere che egli costruisce alle condizioni dell’ambiente. 2. E a questo vale la virtù della sua particolare forma psichica perché la forma psichica del bambino è diversa da quella dell’adulto. Il bambino sta con l’ambiente in una relazione diversa dalla nostra. Gli adulti ammirano l’ambiente, possono ricordarlo, ma il bambino lo assorbe in sé. Egli non ricorda le cose che vede, ma queste cose formano parte della sua psiche; incarna in se stesso le cose che vede e ode”. Montessori M., La mente del bambino, Garzanti, Milano, 2010, p. 63. Il bambino, nei suoi primi anni di vita, poiché possiede una mente concreta che apprende mediante la sperimentazione, interiorizza e comprende il suo ambiente e nello stesso tempo costruisce la propria intelligenza con l’esplorazione sensoriale e il movimento; per mezzo delle percezioni ricevute attraverso i sensi e grazie al movimento spontaneo, il bambino costruisce e sviluppa le proprie capacità mentali. In particolare, le percezioni sensoriali rappresentano le prime informazioni sul mondo che il bambino riceve, all’inizio in modo indistinto; a partire da esse egli opera poi le successive elaborazioni e interpretazioni, distinguendo via via sempre più chiaramente i vari stimoli e dando loro un più preciso significato. L’assorbimento dell’ambiente circostante avviene quindi in modo non selettivo, ma piuttosto totale e, gradualmente, evolve in una conoscenza più precisa e puntuale . Attraverso l’esplorazione sensoriale 3 e il movimento, il bambino acquisisce quei contenuti che, elaborati in modo sempre più complesso e articolato nel corso del suo sviluppo e della sua esistenza, lo porteranno ad acquisire specifiche competenze e conseguentemente ad avere una visione sempre più chiara e corretta della realtà in cui vive. Ciò gli permette di agire in modo adeguato e orientato verso gli scopi da realizzare. L’apprendimento del bambino non passa quindi attraverso la parola, ovvero l’insegnamento verbale, ma piuttosto mediante l’esperienza pratica e diretta, poiché possiede una mente concreta; in virtù di questa particolare forma mentale, egli prende parte del mondo che lo circonda, costantemente aperto a tutti gli eventi e le esperienze. Così anche il bambino, fin dai primi mesi di vita, partecipa in modo attivo, se pur silenziosamente, alla vita che scorre intorno a lui, assorbendola con tutti i suoi sensi : egli ne ascolta i suoni, ne osserva le forme e i colori, ne 4 percepisce gli odori e i gusti, sperimenta la compattezza, la ruvidezza, il peso degli oggetti che tocca e, gradualmente, dà ordine a queste impressioni e sviluppa le proprie abilità. In tale processo è guidato da direttive interiori naturali, in lui innate, che lo orientano nel suo sviluppo personale spingendolo a fare esperienze di un certo tipo. Queste direttive sono caratteristiche della fase evolutiva in cui si trova e gli permettono di sviluppare in modo autonomo, senza l’esigenza di una guida esterna, competenze come il parlare o il muoversi . Sulla base di questa guida naturale il bambino sviluppa 5 la propria intelligenza e costruisce la propria personalità, formandosi poco a poco come individuo capace di comprendere il reale e di agire in modo sempre più autonomo nel mondo. L’adulto non è quindi colui che deve dirigere lo sviluppo del bambino, ma piuttosto favorirlo; in questa funzione di supporto, egli non trasmette contenuti ma collabora con quella legge naturale che è presente in ogni bambino e ne orienta lo sviluppo. Poiché il bambino possiede in modo innato una propria intelligenza che sviluppa spontaneamente attraverso le proprie esperienze personali, ed è quindi soggetto attivo del suo apprendimento, l’adulto deve affiancarlo offrendogli un ambiente adatto ai suoi bisogni psicofisici, affinché egli si costruisca in modo armonico ed equilibrato . L’adulto è dunque colui che, consapevole del 6 proprio ruolo, aiuta la vita del bambino a svolgersi in modo naturale, guidandolo senza tuttavia dominarlo e rispettandolo nella sua individuale specificità e nei suoi tempi. L’ambiente, preparato accuratamente dall’adulto sulla base dell’osservazione scientifica del bambino, dovrà offrirgli occasioni di azione personale che ne incontrino l’interesse e gli consentano di costruire e sviluppare in modo graduale la propria autonomia e le proprie abilità innate. Note Scrive a tale riguardo Maria Montessori: “I primi organi che cominciano a funzionare nel bambino sono gli organi sensoriali. Ora che cosa sono questi se non organi di presa, strumenti per mezzo dei quali afferriamo le impressioni che, nel caso del bambino, devono essere incarnate? Quando guardiamo, che cosa vediamo? Vediamo tutto ciò che è nell’ambiente; nello stesso modo quando incominciamo a udire udiamo ogni suono che si produce nell’ambiente. Potremmo dire che il campo di presa è molto ampio, quasi universale ed è questa la via della natura. Non si assorbe suono per suono, rumore per rumore, oggetto per oggetto; incominciamo con l’assorbire ogni cosa, una totalità. Le distinzioni fra oggetto e oggetto, fra suono e rumore, fra suono e suono vengono fatte in seguito come evoluzione di questo primo assorbimento globale, il che è stato chiaramente dimostrato dalla «Gestalt psychology». Tale è il quadro della psiche del bambino normale; dapprima egli assorbe il mondo e poi lo analizza”. Ivi, pp. 86-87. 3. Scrive a tale riguardo Maria Montessori: “Una volta passato questo primo periodo [l’ingresso nel mondo dopo la nascita, N.d.R.], il bambino si adatta serenamente all’ambiente, senza alcuna riluttanza. Egli incomincia ad avviarsi per il cammino dell’indipendenza che abbiamo descritto e potremmo dire che egli apre le braccia all’ambiente che lo riceve, lo assorbe fino a far sue le abitudini del mondo in cui vive. La prima attività in questo sviluppo, che potremmo chiamare una conquista, è l’attività dei sensi. A causa dell’incompletezza dei suoi tessuti ossei, il bambino è inerte, le sue membra sono senza movimento, per modo che la sua attività non può essere quella del movimento. La sua attività è unicamente quella della psiche, che assorbe le impressioni dei sensi. Gli occhi del bambino sono attivissimi, ma dobbiamo tener presente, come la scienza ha di recente precisato, che gli occhi del bambino non sono colpiti soltanto dalla luce. Il bambino non è passivo. Egli subisce indubbiamente delle impressioni, ma è anche un attivo ricercatore nell’ambiente: è il bambino stesso che cerca queste impressioni”. Ivi, p. 103. 4. Scrive Maria Montessori a proposito dell’educazione: “Scoprimmo così che l’educazione non è ciò che il maestro dà, ma è un processo naturale che si svolge spontaneamente nell’individuo umano; che essa non si acquisisce ascoltando delle parole, ma per virtù di esperienze effettuate nell’ambiente. Il compito del maestro non è quello di parlare, ma di preparare e disporre una serie di motivi di attività culturale in un ambiente appositamente preparato”. Ivi, p. 6. Scrive a tale riguardo Maria Montessori: “La scoperta che il bambino è dotato di una mente capace di assorbire ha prodotto una rivoluzione nel campo educativo. Si capisce ora facilmente perché il primo periodo dello sviluppo umano, in cui si forma il carattere, è il più importante. In nessuna altra età della vita si ha maggior bisogno di un aiuto intelligente come in questo e ogni ostacolo che si frapponga allora al bambino verrà a diminuire le possibilità di perfezionamento della sua opera creativa. Noi aiuteremo dunque il bambino non più perché lo consideriamo un essere piccolo e debole, ma perché egli è dotato di grandi energie creative, che sono di natura così fragile da richiedere - per non venir menomate e ferite - una difesa amorosa e intelligente”. Ivi, p. 28. 5. 6. I periodi sensitivi Le competenze del bambino, possedute sin dalla nascita in modo incompiuto, non vengono sviluppate contemporaneamente e in modo casuale, ma all’interno di periodi critici chiamati da Maria Montessori “periodi sensitivi”. Si tratta di intervalli temporali che caratterizzano la vita infantile e si manifestano naturalmente, ovvero secondo la guida della legge di natura, ognuno con una propria collocazione e una propria durata. Durante questi periodi emerge una specifica sensibilità che orienta l’interesse del bambino verso precise esperienze, compiendo le quali egli acquisisce una determinata competenza . Durante il periodo sensi 7 tivo del movimento, per esempio, che interessa i suoi primi anni di vita, il bambino esercita costantemente le sue capacità motorie, divenendo capace di muoversi e agire nello spazio e raggiungendo livelli di crescente autonomia e abilità. La ricerca di specifiche esperienze da parte del bambino viene indicata con chiara evidenza dalla ripetitività con la quale egli compie particolari azioni all’interno dell’ambiente: la ripetizione spontanea, indice di interesse e gratificazione personale, rivela quale competenza il bambino sta sviluppando in un preciso periodo critico della sua vita. Il bambino racconta in tal modo il proprio interesse e il proprio bisogno. Note Scrive a tale proposito Maria Montessori: “Dunque la crescenza non è qualcosa di vago, una fatalità ereditaria insita negli esseri, ma è un lavorìo guidato minuziosamente da istinti periodici, o passeggeri, che danno una guida, perché spingono a un’attività determinata, la quale differisce talvolta in modo evidente da quella dell’individuo allo stato adulto”. Montessori M., Il segreto dell’infanzia, Garzanti, Milano, 2010, p. 52. 7. Maria Montessori indica come chiaro esempio di periodo sensitivo il linguaggio: per tutta la sua durata, che occupa i primi anni di vita, il bambino si esercita nella costruzione del linguaggio e, attraverso successivi tentativi e approssimazioni, costruisce la sua capacità di comunicare. Questo processo ha origine nel bambino e come tale avviene in modo spontaneo, senza forzature o interventi da parte dell’adulto. Da individuo incapace di parlare quale è nei suoi primi mesi di vita, il bambino acquisisce in modo autonomo la capacità linguistica, senza che alcuno gli trasmetta questo sapere. I periodi sensitivi così intesi sono importanti tempi di apprendimento, conclusi i quali l’acquisizione della competenza sarà più faticosa, poiché la sensibilità o l’interesse naturale che li caratterizza e che spinge il bambino a esercitarsi nell’ambiente e a costruirsi è ormai scomparsa o sostituita da altre diverse sensibilità. L’apprendimento non sarà allora più spontaneo e armonico proprio perché l’agire del bambino non sarà più guidato dall’interesse naturale, ma da direttive a lui esterne. Questi periodi devono quindi non solo essere riconosciuti, ma anche favoriti e assecondati, rispettando l’interesse e i tempi del bambino (senza forzature ovvero anticipazioni o posticipazioni), poiché durante essi l’apprendimento, in quanto guidato dalla natura, è spontaneo e massimamente efficace. Durante questi periodi è sostanzialmente importante l’ambiente che il bambino incontra e sperimenta, poiché esso può ostacolare o facilitare il suo processo di costruzione personale. Il bambino possiede infatti, come si è già accennato, un’intelligenza “assorbente”, ovvero capace di appropriarsi di tutto ciò che è presente nell’ambiente, senza poter discriminare tra esperienze positive o negative. Proprio perché il bambino possiede una mente ancora immatura, non è in grado di distinguere in modo selettivo ciò che percepisce e sperimenta: assorbe tutto, costruendo in tal modo il proprio intelletto poiché questa modalità di apprendimento gli è connaturale. La mente infantile si struttura attraverso questo processo, che avviene in maniera indistinta rispetto alla qualità delle esperienze fatte: essa è massimamente aperta a tutto ciò che la circonda e con cui interagisce, e in misura ugualmente indistinta lo fa proprio. In base a ciò che il bambino vive direttamente, dunque, sviluppa la propria intelligenza e la propria personalità per il meglio o per il peggio, in funzione delle esperienze che può fare nel corso dei suoi primi anni di vita. Questa vulnerabilità del bambino rispetto all’ambiente in cui vive mette in luce la profonda responsabilità dell’adulto nei suoi confronti: quella di offrirgli il meglio, con i tempi adeguati, affinché il suo sviluppo personale possa essere il più possibile armonico ed equilibrato, mettendo a sua disposizione gli strumenti necessari. È fondamentale che l’ambiente dia al bambino la corretta risposta ai suoi bisogni e gli sia di stimolo e supporto nell’esercizio delle sua capacità e nella costruzione di sé. Un ambiente che, nelle sue caratteristiche, nei suoi contenuti e nella sua organizzazione, risponde positivamente alle richieste del bambino, gli permette di percepire queste ultime come adeguate e positive, infondendo un senso di fiducia nell’altro (che risponde ai suoi bisogni) e di autostima (provo bisogni giusti poiché vengono soddisfatti). Queste informazioni sono la base per la costruzione di un’incoraggiante prospettiva sul mondo e su se stessi, importante punto di partenza per navigare con sicurezza e ottimismo nel grande mare della vita. Il periodo sensitivo del linguaggio Uno dei periodi sensitivi più intensi e che si manifesta chiaramente sin dai primi mesi di vita è il linguaggio . Maria Montessori parla del 8 linguaggio come competenza che il bambino possiede sin dalla nascita e che sviluppa in modo spontaneo, partecipando alla vita quotidiana all’interno del suo ambiente . La capacità linguistica del bambino viene 9 da lui acquisita in modo naturale, ascoltando la lingua parlata e assorbendola gradualmente, fino all’articolazione delle prime parole e alla costruzione delle prime frasi, con un vocabolario che diviene via via sempre più ricco, complesso e astratto. Il linguaggio rivela chiaramente come il bambino sia un individuo intelligente, capace di acquisire in modo autonomo, attraverso l’interazione con l’ambiente, determinate capacità, senza la guida direttiva ed esteriore dell’adulto. È un apprendimento spontaneo e inizialmente silenzioso, che si manifesta in modo evidente solo dopo un lungo lavoro di assorbimento ed elaborazione personale e interiore; ma affinché ciò avvenga in modo compiuto è necessario che l’adulto e l’ambiente non siano di ostacolo, ma piuttosto favoriscano questo processo. Permettendo al bambino di partecipare alla vita di tutti i giorni, lo si espone al linguaggio parlato e gli si permette di esercitarlo al meglio: all’interno dell’ambiente quotidiano, in cui si parla la lingua che descrive concretamente ciò che il bambino sperimenta, egli può sviluppare una capacità linguistica significativa e aderente alla realtà . 10 La relazione con l’adulto, unitamente al legame con la quotidianità, rappresentano quindi l’ambiente naturale più consono affinché il bambino possa vivere appieno il periodo sensitivo del linguaggio. Attraverso l’iniziale ascolto della lingua e il successivo esercizio diretto e personale, il bambino riesce ad attivare quella capacità che possiede sin dalla nascita, ma che richiede l’esercizio individuale per completarsi e poter funzionare correttamente. Esposto al linguaggio parlato del proprio ambiente, il bambino potrà immergersi in esso e prendervi parte. Infatti, solo se partecipe della parola quotidiana, che descrive la vita che scorre attorno a lui, egli potrà costruire la propria parola e renderla sempre più personale ed esatta . 11 È quindi necessario che l’ambiente si apra al bambino in tutta la sua ricchezza e che l’adulto lo accompagni con comprensione e pazienza, affinché egli possa ampliare quelle doti ricevute sin dalla nascita nei giusti tempi e con armonia. Non occorre dunque offrire al bambino un mondo artificioso, di parole troppo complesse, che non rispondono a esperienze fatte e che quindi non hanno per lui significato o viceversa di parole semplicisticamente inventate, che spesso si pensa possano essere meglio comprese dai bambini, ma che in realtà non gli appartengono. È sufficiente accompagnarlo con semplicità nel mondo reale, utilizzando un linguaggio chiaro e che descriva in modo preciso ciò che il bambino sperimenta, affinché egli ne sia direttamente partecipe e in tal modo possa assorbirlo, comprenderlo e raccontarlo. Attraverso l’esperienza diretta del suo ambiente quotidiano e l’ascolto della lingua parlata che lo descrive con precisione, il bambino potrà iniziare a parlare in modo significativo, a utilizzare le parole in modo adeguato e aderente alla realtà per comunicare con gli altri e per fare chiarezza dentro di sé. Il contatto con l’ambiente e la possibilità di interagire con esso vengono quindi indicati da Maria Montessori come via per attivare le capacità linguistiche innate, il cui sviluppo permette una graduale e sempre aperta conquista della propria umanità . 12 Note Leggiamo quanto scrive sul linguaggio Maria Montessori: “Seguire nel bambino lo sviluppo del linguaggio è studio di un immenso interesse e tutti coloro che vi si sono dedicati concordano nel riconoscere che l’uso di parole e nomi, dei primi elementi del linguaggio, cade in un determinato periodo della vita come se una precisa regola di tempo sovrintendesse a questa manifestazione dell’attività infantile. Il bambino sembra seguire fedelmente un severo programma imposto dalla natura, e con tale puntuale esattezza che nessuna scuola, per quanto sapientemente diretta, reggerebbe al confronto”. Montessori M., La mente del bambino, op. cit., p. 4. 8. Maria Montessori sostiene la spontaneità del processo di apprendimento linguistico, come afferma lei stessa: “Il figlio parla la lingua dei genitori; ora l’apprendimento di una lingua è una grande conquista intellettuale; nessuno ha insegnato al bambino, eppure egli saprà usare a perfezione il nome delle cose, i verbi, gli aggettivi”. Ibidem. 9. Sull’importanza del consentire il contatto con l’ambiente al fine di favorire lo sviluppo del linguaggio, scrive Maria Montessori: “(omissis) se vogliamo aiutare il bambino dobbiamo tenerlo in mezzo a noi perché egli possa vedere ciò che facciamo e udire la nostra parola. Se anche non afferra coscientemente quello che è intorno a sé, egli ne riporterà un’impressione subcosciente, l’assorbirà e questo l’aiuterà nella crescita. Quando il bambino è portato fuori casa, a che si volgono le sue preferenze? Non possiamo dirlo con sicurezza, ma dobbiamo osservare il bambino. Mamme e bambinaie esperte quando s’accorgono che il bambino si interessa in particolare a qualche cosa, gli permetteranno di esaminare attentamente quanto più gli piace. Sosterranno là dove si fissa lo sguardo del bambino e vedranno la sua faccina illuminarsi di interesse e di amore per ciò che lo attrae”. Ivi, p. 107. 10. Maria Montessori indica con chiarezza quanto sia vitale per il bambino l’esperienza della vita reale: “Nella maggior parte dei paesi il bambino accompagna la madre ovunque vada e madre e figlio sono come un corpo solo. Lungo la strada la mamma parla e il bambino ascolta. La madre discute con un fornitore sui prezzi e il bambino è presente; il bambino vede e ascolta qualsiasi cosa la madre faccia e questo dura per tutto il periodo dell’allattamento che è ragione di questa stretta convivenza; poiché la madre deve nutrire il figlio e quindi non può abbandonarlo solo, quando esce di casa per recarsi al lavoro. 11. Alla ragione dell’allattamento si aggiunge la tenerezza e l’attrattiva naturale fra madre e figlio. Così che il nutrimento del bimbo e l’amore che legano le due creature risolvono il problema dell’adattamento all’ambiente in modo naturale. Madre e figlio non sono dunque che una sola persona. Là dove la civiltà non ha distrutto questo costume, la madre non affida il figlio ad altra persona; il bambino prende parte alla vita della madre e l’ascolta. Si dice che le madri siano loquaci: anche questo vale ad aiutare lo sviluppo del bambino e l’adattamento all’ambiente. Però se il bambino dovesse udire soltanto le parole che la mamma gli rivolge, poco imparerebbe; ma quando egli ascolta il dialogo complesso di persone adulte, a poco a poco afferra anche la costruzione, non sono più le parole staccate che la mamma sillaba; è la parola viva nel pensiero e resa chiara dagli atti”. Ivi, pp. 108-109. “Quando il bambino acquista il linguaggio può esprimere se stesso e non deve più dipendere da altri che indovini i suoi bisogni; egli si mette allora in comunicazione con l’umanità perché non vi è altro mezzo che il linguaggio per comunicare fra uomini. La conquista del linguaggio e la possibilità d’intelligente comunicazione con gli altri, rappresentano un passo impressionante sulla via dell’indipendenza. Il bambino che può prima essere paragonato a un sordomuto, perché non può esprimersi, né capire ciò che gli altri dicono, con la conquista del linguaggio sembra acquistare insieme l’udito e la possibilità nuova di emettere la parola”. Ivi, p. 88. 12.