Lettera di Grazia Honegger Fresco letta da Antonella Galgano, Docente Rosa Giudetti e ai partecipanti al convegno A “La mente del bambino e le neuroscienze” Brescia, 18 ottobre 2014 Porgo a tutti il mio più cordiale saluto e insieme esprimo il mio rammarico per non poter essere lì con voi. Desidero parlarvi di Maria Montessori, una donna aperta e coraggiosa, molto amata ma anche malvista a destra come a sinistra, di volta in volta considerata teosofa, positivista ma presa da interessi religiosi, perfino una in cerca di gloria e di approvazioni pubbliche, trascurando chi sia stata realmente: una scienziata che ha scoperto, prima di ogni altro, l’autentica realtà infantile dai neonati agli adolescenti e che come ha scritto il grande etologo danese Nico Tinbérghen, si dovrebbe cominciare a studiare come si è fatto per Darwin o per Freud. La sua preparazione di base era molto solida: aveva studiato biologia, fisica, matematica. All’università ebbe i migliori maestri del tempo, quelli che in pieno positivismo, da una medicina approssimativa ne avevano creata un’altra basata sull’osservazione e sui riscontri oggettivi. Aveva compiuto ricerche significative in microbiologia, ma poi si orientò per un settore altrettanto nuovo: la psichiatria. Giuseppe Montesano, Sante De Sanctis e Clodomiro Bonfigli formarono con lei, sul finire dell’Ottocento, un creativo quartetto, i primi ad occuparsi di bambini con disturbi mentali: gli inventori della neuropsichiatria infantile. In quegli stessi anni Maria partecipava alle rivendicazioni femministe, scrivendo e svolgendo acclamatissime relazioni da medico nei grandi congressi dell’epoca. Esortava le donne a penetrare i segreti della scienza per dimostrare l’assurda misoginia dei lombrosiani, sostenitori di un’inferiorità “naturale” del cervello femminile. Era urgente, diceva, che sorgesse una donna nuova. In Francia aveva scoperto i lavori di Jean-Marc Gaspard Itard e di Edouard Sèguin e l’importanza da loro data all’educazione sensoriale. Ricostruì i materiali da loro elaborati e con essi lavorò per due anni con ragazzi affetti da disturbi psichici portandoli poi alla licenza elementare, un esito clamoroso che la fece molto riflettere sul generale spreco d’infanzia. “Il mio solo titolo in pedagogia”, scrisse più tardi, rivendicando ancora una volta il suo impegno di scienziata. Poi ci fu l’incontro con il geniale Edoardo Talamo, la prima casa dei bambini con i piccoli fino ai sei anni e la scoperta delle loro inaspettate capacità. Si aprì così una nuova via, niente premi né castighi, superflui oltre che dannosi; preparare l’ambiente in modo che possano trovare loro stessi le risposte alle proprie esigenze; proteggere la capacità originaria di concentrarsi, il bisogno di essere attivi, di autocorreggersi e di diventare indipendenti. Soprattutto scoprì nel corso degli anni l’importanza di rispondere alle esigenze delle fasi di sviluppo, diverse anche se simili nei neonati, nei piccoli dai tre ai sei anni come nei ragazzini della seconda infanzia fino agli adolescenti. Per i ragazzini di sei-dodici anni, dopo il bel materiale sensoriale per la Casa dei Bambini, elaborò risposte grandiose al loro desiderio di conoscenza, rendendo concreta la più astratta delle scienze - la matematica - e ispirandosi alle notazioni scientifiche dell’abate Stoppani - che non era suo parente, ma fu davvero geniale - offrì ai ragazzini la bellezza degli equilibri esistenti sul pianeta. Tra piante e animali, acqua, aria e sole, nelle zone più diverse il cammino dell’umanità. Oggi tutte le sue osservazioni, espresse sempre in modo semplice, senza gergo, ricevono conferme da tante ricerche in campo psicologico, etologico, ecologico, antropologico e in tempi più recenti dalle neuroscienze. Maria ha dedicato la sua vita alla formazione degli adulti ed è ascoltata in ogni regione della terra. Eppure perché si continua ad opprimere i bambini, a non capire, mettendo sempre al centro il giudizio, la competizione? Papa Bergoglio ha detto “non giudicate. Chi siamo noi per giudicare?” Ha detto anche “Violenza chiama violenza”. Potremmo scrivergli una lettera: “Caro Papa Francesco, tu che parli a milioni di persone, perché non raccomandi agli adulti di smettere di giudicare i bambini? Aiutaci a non spegnere in loro il piacere di imparare, a non metterli sempre in competizione gli uni contro gli altri, esaltando i forti e umiliando i più fragili!” Chissà, forse sarebbe la volta buona! Buon lavoro a tutti, Grazia Honegger Fresco