4/2025 di DAVIDE MODINA VITICOLTURA 26 La selezione clonale tra passato, presente e futuro Strumento fondamentale di miglioramento genetico della vite, la selezione clonale ha cambiato negli anni criteri e approcci selettivi. Uno sguardo nel processo che porta alla nascita dei nuovi cloni La selezione clonale rappresenta uno strumento fondamentale per valorizzare la diversit fenotipica presente all interno di uno stesso vitigno. L obiettivo di individuare e moltiplicare individui che presentino caratteristiche agronomiche, enologiche e sanitarie migliorative rispetto all espressione media varietale, senza che questi miglioramenti risultino tali da modificare i principali aspetti morfologici e tecnologici del vitigno posto in selezione. Al termine del processo, i candidati selezionati che dimostrano di possedere le qualit specifiche richieste possono essere iscritti come cloni al Registro Nazionale delle Variet di Vite (RNVV), previa approvazione dell autorit competente. Questo passo segna la conclusione del percorso di miglioramento genetico e l avvio della filiera vivaistica per la moltiplicazione e diffusione dei cloni. Il successo di questo lungo processo dipende tuttavia da numerosi fattori, come l origine e l ampiezza della variabilit genetica del vitigno, il tipo di pressione selettiva applicata, i criteri su cui si basa il lavoro di selezione e l osservanza degli aspetti normativi che ne regolano l omologazione. DOVE SI FORMA LA VARIABILITÀ La variabilit intravarietale pu manifestarsi attraverso diverse espressioni morfologiche e fisiologiche, che determinano caratteristiche quali ad esempio l aspetto, la produttivit , la capacit di accumulare zuccheri, sostanze aromatiche o composti fenolici. La sua origine da ricondurre principalmente a mutazioni somatiche spontanee, la cui entit influenzata da due fattori principali: la diffusione Barbatelle pronte per uscire dal vivaio (photo credits A. Biondi Bartolini) geografica del vitigno e la durata della sua coltivazione nel tempo. In generale, le variet coltivate da pi secoli e diffuse in ampie aree geografiche tendono ad accumulare un maggiore numero di mutazioni, e quindi a mostrare una variabilit pi ampia. Un esempio emblematico rappresentato dal Sangiovese, il vitigno con il maggior numero di cloni iscritti al Registro Nazionale delle Variet di Vite: ben 132, gli ultimi due appena registrati nel luglio 2025. Coltivato da secoli e presente in gran parte della penisola italiana, questa variet esprime un elevata diversit intravarietale, testimoniata in modo empirico anche dalla ricchezza di denominazioni aggettivate (piccolo, grosso, doppio ecc.), cos come di quelle legate all areale di coltivazione (chiantigiano, di Romagna, Morellino, Brunello, Riminese ecc.). Al lato opposto troviamo invece i vitigni da incroci recenti (come, ad esempio, M ller Thurgau e Manzoni Bianco), che hanno una variabilit all interno del vitigno molto bassa, poich coltivati da poco tempo e utilizzati su aree ridotte. Compren- dere l origine e la natura della variabilit intravarietale fondamentale per orientare in modo efficace le attivit di ricerca e individuare con maggiore precisione i cloni candidati alla selezione. PRESSIONE SELETTIVA FORTE O DEBOLE. QUALE APPROCCIO? L intensit della pressione selettiva applicata nei programmi di selezione clonale pu influenzare profondamente la variabilit genetica e fenotipica residua all interno di una variet , con effetti diretti sull adattabilit dei cloni e sulla qualit dei vini ottenuti. Nel caso di una pressione selettiva forte, l obiettivo individuare pochi cloni ideali , che esprimano al massimo determinati caratteri agronomici o qualitativi. Tuttavia, l espressione fenotipica di questi caratteri pu risultare mascherata dalle condizioni ambientali, e spesso i tratti desiderabili sono associati a caratteri negativi o difficili da valutare con precisione. Questo approccio porta generalmente a una forte riduzione della variabilit intra-varietale e a una minore adatta-