L'inizio, l'incipit, del romanzo è troppo lungo. Non si può iniziare una storia e per 62 pagine non fare accadere nulla. Il testo è troppo lungo. Superare le 150 cartelle, se non si è un autore di best seller, non è consigliabile: il lettore di gialli cerca di solito una lettura breve, che si concluda nell'arco di una sera o almeno in pochi giorni. Ricorrere a personaggi stereotipati, come il solito maresciallo in pensione nella veste del detective, non porta a nulla, genera solo noia. Usare un gergo violento è controproducente. Ci vuole rispetto per il lettore: non credo faccia piacere navigare in un mare di parole volgari ed eccessive. «Tutto era grosso nel corpo del dottor Brown: le spalle, la schiena, le gambe, le braccia, le mani e i piedi. Anche il naso era grosso […] Gli occhi e i capelli del dottor Brown erano scuri. Anche lo sguardo era scuro, imbronciato come quello di un bambino, e s'intonava con i capelli, eternamente arruffati, nei quali faceva scorrere le grosse dita, per una disperazione endemica, così almeno pareva». 3 Essere creativi aiuta molto per realizzare dei personaggi validi. Il dottor Brown inventato da Ellery Queen, pseudonimo adottato da due cugini, Frederic Dannay (1905–1992) e Manfred Bennington Lee (1905–1971), si stacca dai soliti individui dai capelli biondi, occhi azzurri… Spicca fra migliaia di figure tutte uguali per le insolite caratteristiche fisiche che adombrano una particolare condizione psicologica. : Ellery Queen, , Mondadori, 1964. 3 Assassinio su ricetta