7.2 L'esposizione Se sembra facile riuscire a immaginare una situazione, non altrettanto è saperla esporre cioè condensare in un certo numero di frasi quanto si è immaginato per comunicarlo a un lettore. A immagini vivide possono corrispondere parole incapaci di trasmettere emozioni. Molti scrittori in erba invece che mostrare si limitano a descrivere, esporre. Un esempio si può trarre da un copione cinematografico: un brano tratto dalla sceneggiatura de di Roberto Benigni. La Tigre e la neve «Un omino buffo, Attilio, incontra la donna di cui è perdutamente innamorato all'Accademia d'Arte Moderna. […] Non ci sono quasi avventori e lei, Vittoria, siede sola a un tavolino. Come lo vede, le sfugge un gesto che rivela un senso di fastidio. Poi dichiara di voler stare sola. Attilio non si perde d'animo e le si siede accanto. Vittoria sospira e si mette a sfogliare il libro del poeta Fuad, di cui ha seguito una conferenza poco prima. Attilio inizia a sproloquiare». Un'esposizione di questo tipo, in pratica un riassunto di quanto sta avvenendo, risulta quanto mai riduttiva. Solo un lettore con un'intensa immaginazione riuscirebbe a colmare i vuoti e a comprendere appieno la situazione. Ma il cinema può disporre del potere dell'immagine. La forza del dialogo di Benigni e Cerami è espressa dal sottotesto, rappresentato dalle didascalie e dai gesti dei personaggi, e dice tutto. Mostra l'amore, l'imbarazzo, i tentativi di rifiuto: la profonda comunicazione fra due esseri umani. Nel caso di Attilio, poi, è evidente il contrasto tra le frasi pronunciate e il sentimento a esse sotteso.