10. Il conflitto con il Partito Comunista Freinet si era iscritto al Partito Comunista nel 1926. Per lui il partito era lo strumento principale per promuovere la rivoluzione proletaria. Già negli anni Trenta, però, appariva evidente l’incompatibilità tra la pedagogia staliniana prevalente in URSS e i diversi tentativi di Educazione Nuova, anche quelli realizzati da Freinet. Ciononostante, Freinet scelse sempre il silenzio, sia quando, in occasione del processo di Mosca del 1936, un gruppo di militanti firmò un appello per condannare l’azione repressiva del regime staliniano, sia quando si venne a conoscenza del patto tra l’URSS e la Germania nazista. Il suo silenzio, la sua discrezione, non furono però sufficienti a evitargli gli strali del partito. Nel 1943, durante la guerra, iniziò una campagna di calunnie contro di lui. In Algeria, tra i maestri comunisti cominciò a girare la voce secondo cui Freinet sarebbe stato un traditore e un collaborazionista con il nemico al punto da aver accettato di fare un viaggio nella Germania nazista (cosa, ovviamente, mai avvenuta). Freinet scrisse al segretariato dipartimentale del partito sostenendo che non si sarebbe concesso ad alcuna discussione sul merito pedagogico delle sue tecniche fino a quando sarebbero continuate a pesare su di lui tali disonorevoli calunnie (Barré, 1996, pp.115-117). Le diffidenze del partito nei suoi confronti hanno molte motivazioni. Dopo la guerra, con i suoi libri e le sue azioni, Freinet costruì le basi teoriche di una pedagogia originale in cui le questioni politiche dei primi anni non erano più in primo piano.