7. La guerra, l’internamento, la Resistenza Nel 1939, quando scoppiò la guerra, Freinet fu profondamente colpito. Molti militanti del movimento furono richiamati alle armi. La prima preoccupazione di Freinet fu preservare la sua unità. C’era anche il pericolo di fare passi indietro sui progressi in campo educativo: Freinet sapeva bene che, in tempo di guerra, scattano la censura e l’indottrinamento patriottico. Infatti, la rivista del movimento, l’ , subì molte censure. Cedendo alle intimidazioni, Freinet tolse dal titolo l’aggettivo “prolétarien”, giudicato troppo provocatorio visto il clima anticomunista del momento. L’aggettivo fu sbianchettato. È il preludio a una censura successiva imposta dalle autorità, non solo sulla rivista ma anche sui giornali scolastici. Un testo dei ragazzi della scuola, giunto fino a noi, descrive il vissuto di quel momento. I ragazzi raccontano come al suono della sirena i piccoli spagnoli, ricordando i bombardamenti in Spagna, iniziassero a piangere. I ragazzi così concludono: «Fortunatamente papà e mamma (Célestin ed Élise) si spostavano da un dormitorio all’altro dicendo: “Non abbiate paura. È solo un’allerta per divertimento”» (cit. in Barré, 1996, p. 58). Freinet fu prelevato il 20 marzo 1940 e internato nel campo di Saint Maximin, nel dipartimento del Var. Dopo il patto Molotov-Ribbentrop tra Germania e Unione Sovietica il clima di guerra aveva fatto scattare misure di sorveglianza nei confronti dei comunisti, ritenuti pericolosi. L’internamento di Freinet non fu opera del governo di Vichy. Éducateur prolétarien