Micro-paesaggi educanti: le piante a scuola Beate Weyland Il modo in cui concepiamo gli ambienti di apprendimento sta cambiando: dalla semplice funzione didattica verso la capacità degli spazi di diventare veri e propri dispositivi pedagogici (Malaguzzi 1995, Cappa, 2009). Questo approccio innovativo mette in primo piano la relazione tra spazio, corpo e natura, riconoscendo che, più che uno sfondo, l'ambiente che ci circonda è un alleato attivo nel processo di crescita e sviluppo degli individui. In questo contesto, si apre un interessante campo di azione e riflessione sulla generazione di un micro-paesaggio educante (Weyland, 2024). Un luogo particolare, che si concentra sulla relazione intima e ravvicinata tra insegnanti, bambini e ragazzi, genitori e piante in vaso, spesso già presenti nelle nostre case e nelle scuole, che diventano potenti strumenti di connessione con la natura con una sorta di "potere riparatore". Il semplice gesto di portare una pianta negli spazi dedicati all'apprendimento può infatti innescare processi di consapevolezza, cura e interazione sensoriale, dando vita a un nuovo modo di concepire l'ambiente scolastico come spazio di crescita integrale e di relazione profonda con il vivente. Una didattica sensoriale con micro-paesaggi naturali Partendo dal concetto di paesaggio (Kroll, 1999; Clèment, 2013), che generalmente si riferisce a scale macro (geologica, climatica, urbanistica), possiamo iniziare a generare un micro-paesaggio educante indagando i rapporti più prossimi tra i diversi esseri viventi e non viventi che abitano un luogo in cui avviene l'azione pedagogica e il loro ambiente immediato.