[...] non si può definire il gioco perché ci perderemmo in un labirinto di riferimenti e in un moltiplicarsi di discussioni. Il gioco ha una struttura a buccia di cipolla, come la comunicazione. La comunicazione per essere possibile ha bisogno di una serie di regole, di bucce paradossali, perché se le rispettassimo fino in fondo finiremmo per ottenere l’effetto opposto, per chiuderci in una rigidità che non ammette né umorismo, né arte, né fantasia... in altre parole che non ammette la vita stessa. Abbiamo bisogno di pasticci, intersezioni fra le varie bucce, di un po’ di gioco fra una cornice e l’altra
(G. Bateson, 1956)