Esprime una straordinaria miscellanea in cui si riconoscono congiuntamente le idee complementari di fortuna e di abilità, di risorse concesse dal caso o dall’intelligenza che le mette in opera per raggiungere lo scopo. Per esempio, l’espressione “avere buon gioco”, richiama alla fortuna, mentre l’espressione “giocare d’astuzia” corrisponde a sottolineare l’abilità del giocatore, e ancora, “scoprire il proprio gioco” si riferisce a fortuna e strategia. Nel linguaggio comune è come se si tracciasse una linea netta di demarcazione tra la vita dell’infanzia e quella adulta. La difficoltà riscontrata nel trovare una definizione univoca e onnicomprensiva del gioco è da ricondursi al fatto che si tratta di un fenomeno che copre un’ampia gamma di manifestazioni anche molto diverse tra loro. Al gioco sono stati attribuiti, nel tempo, significati e funzioni differenti; il significato di “gioco” si è evoluto non solo nel tempo, ma anche nelle stesse culture e ambiti territoriali; il gioco cambia le proprie funzioni a seconda del contesto in cui si svolge. Molte sono le variabili che influenzano e contribuiscono a determinare il significato di gioco. Giocare è un’attività irrinunciabile per il bambino: al pari di qualunque altra attività vitale, coinvolge totalmente e quindi ogni definizione del gioco rischia di accentuare alcune aree del comportamento infantile, tralasciandone altre. La riflessione richiede una prospettiva ampia, che tenga conto della pluralità di approccio con cui il fenomeno è stato studiato e al tempo stesso consenta di affrontare problemi specifici del campo educativo. Il gioco oscilla tra definizioni che si dispongono per polarità, in cui ognuna coglie un aspetto, un nodo problematico, una sfaccettatura.