L’attività ludica, oltre ad avere valore in sé, permette di cogliere i bisogni del bambino e può essere utilizzata per raggiungere obiettivi che vanno ben oltre la proposta contingente, consentendo di progettare proposte e interventi nei contesti più diversi, dall’aula scolastica alla camera di degenza di un ospedale. L’attività ludica rappresenta uno degli elementi di continuità della propria esistenza, in cui il bambino può esprimere emozioni, sentimenti, paure e diventa efficace se è collocata nella prospettiva di sostenere il bambino in un momento di grande difficoltà emotiva (Venera, 2009). Nell’affrontare il tema del gioco e della conoscenza che gli adulti hanno di questa poliedrica attività così presente nel mondo dell’infanzia, non bisognerebbe prescindere dall’esplicitare le rappresentazioni e le idee, il modello e le immagini di “bambini” a cui gli adulti fanno riferimento, i valori e i comportamenti ritenuti fondamentali e socialmente desiderabili, così come i modelli ludici di riferimento che ogni epoca e ogni comunità hanno elaborato intorno al significato del gioco e del giocare. I giochi, i riti e le forme simboliche, mentre creano senso di appartenenza e di comunione, costruiscono e danno forza all’intimità del soggetto che in questo confronto dialettico tra sé e gli altri si forma e si trasforma. I valori, gli ideali, i miti che ognuno elabora traggono alimento dalla società e dalla cultura in cui si vive, dalla comunità-società in cui si costruisce quel processo di inculturazione che in ogni epoca è cruciale per la formazione del singolo e per rimodellare continuamente l’immaginario collettivo.