1. Stupore e meraviglia nelle diverse fasi della vita La citazione iniziale di Walter Benjamin riassume il movimento del suo pensiero che procede per immagini: la sua scrittura possiede la capacità di figurazione e attraverso l’utilizzo di metafore permette di . La luce con cui Walter Benjamin, nei primi decenni del Novecento, illumina l’età dell’infanzia, riporta all’incanto di quell’età della vita, capace di soffermarsi sui singoli particolari di tutto quello che circonda le prime forme di conoscenza. Molte immagini che compongono la descrizione del mondo dell’infanzia prodotta da Benjamin fanno emergere un carattere peculiare, quello relativo all’esperienza della “soglia”. , uno spazio reale e metaforico, un luogo di passaggio e di sosta. Walter Benjamin riconosce nei riti di passaggio, nei riti di iniziazione, quei rituali collettivi che sono presenti nelle varie fasi della vita (come la nascita, l’infanzia, il passaggio alla vita adulta, la morte). Hannah Arendt parla di Benjamin come di un pensatore poetico, poiché «senza essere poeta, egli » (Arendt, 1995, p. 62). Molti sono i poeti che hanno dedicato molti versi nel descrivere lo stupore e la meraviglia nei mondi della natura e dell’arte. L’attività poetica, nell’eccezione di libera creatività, alla stessa stregua dell’attività iconica, scenica o musicale, ha un forte legame con i tratti dell’educazione; può diventare parte essenziale della relazione educativa. Anche Hermann Hesse richiama alla natura e all’arte attraverso la rappresentazione di un mondo immaginario, le sue parole racchiudono metafore di un mondo inventato e quindi per questo “meraviglioso”. rendere visibile l’invisibile L’infanzia appare come l’età della soglia pensava poeticamente All’inizio è stupore, ed è stupore alla fine, eppure questa è una via non inutile. Se io contemplo con stupore del muschio, un cristallo, un fiore, uno scarabeo dorato, o un cielo nuvoloso, un mare nei calmi, giganteschi respiri delle sue risacche, un’ala di farfalla nelle sue nervature cristalline, il taglio e le guarniture colorate dei suoi orli, la complessa scrittura e ornamentazione del suo disegno, e le innumerevoli, dolci, magicamente soffuse gamme e sfumature dei colori – ogni qualvolta, con gli occhi o con un altro senso, ho esperienza di una parte della natura, ne sono attratto e affascinato, e per un istante mi apro alla sua esistenza e alla sua rivelazione, e allora, in quel medesimo istante, io ho dimenticato l’intero avido cieco mondo della necessità umana, e invece di pensare a dare ordini, invece di acquistare o sfruttare, di combattere o di organizzare, per un istante io non faccio altro che stupire (Hesse, 1990).