Il rapporto che abbiamo con le cose non è neutro, ma suscita passioni, desideri, identità. Gli oggetti non possiedono significati intrinseci ma è la comunità ad attribuirgliene sulla base di vari fattori. Presso alcune comunità primitive giocava un ruolo centrale la venerazione di “feticci”, oggetti inanimati che venivano caricati di un potere soprannaturale. Un atteggiamento simile è rintracciabile ancora oggi in alcune pratiche religiose come il culto delle reliquie. Collezionare questi tipi di co se-oggetti significa gettare un ponte con una dimensione trascendente.
4. Il tempo delle cose
Attorno alla “cosa” esiste un ulteriore significato, quello legato al tempo. L’oggetto è “un concentrato del tempo”, così l’ha definito Michel Maffesoli (1993). Tutti gli oggetti sono depositari di memorie. L’oblio è un atto intenzionale della memoria funzionale al ricordo e questo è possibile proprio grazie agli oggetti. La “cosa” può sopravvivere a chi l’ha pensata, inventata, costruita, comprata e usata; così per ogni cosa-oggetto che ci circonda, rappresenta una “traccia” di chi è già stato al mondo e di chi è ancora presente.