«Ho già visitato alcuni vigneti citati nel e che sopravvivono negli attuali Comuni di Gravere, Chiomonte, Giaglione e, in parte, nel circondario di Susa: sono i vitigni autoctoni della Valle di Susa, l'Avanà, il Becuet, il Baratuciat nella cantina di 'l Garbin, io mi spingo a Villarbasse e poi vi raggiungo.» Testamento di Abbone Si è ormai fatta notte quando raggiungono la Porta Segusina, uno dei simboli di comando e del potere della Contessa Adelaide, e poi il castello. Un uomo anziano con una lunga barba appare sul portale d'ingresso e scompare un attimo dopo. Adelaide si scurisce in volto, si allontana dal gruppo e richiama, con un secco comando, il suo attendente. «Avete visto quell'uomo? Chi è?» «No, Contessa, qui non c'era nessuno prima del vostro arrivo.» Lei è sicura di non essersi sbagliata, ma non intende discutere di fronte ad altri, il suo rango lo sconsiglia. In una notte inquieta, il sonno la riporta alla realtà. "Sono Guglielmo, ti ricordi di me?" Lei si scuote, si tira addosso la coperta per un brivido di freddo. «Visitai il castello nell'Anno del Signore 1028, in omaggio al tuo augusto genitore. Tu eri una bambina di soli dodici anni, forse non ti ricordi di me.» Adelaide si scuote, vede suo papà Olderico Manfredi salutarla con una mano, poi scomparire nella nebbia del sonno. Un dialogo immaginario prende forma fra Adelaide e Guglielmo da Volpiano. «Sei stata oggi alla Sacra, il luogo della visione profetica che ha cambiato la mia vita. Ero fuggito da Lucedio, in disaccordo con il mio precettore, in dispregio al Vescovo di Vercelli. Ho voluto salire al monte di San Michele Arcangelo, da solo. Ho strattonato il mio cavallo per incitarlo a imboccare la ripida salita, ma il povero animale mise le zampe anteriori in fallo e prese a precipitare per la scarpata. Una mano mi afferrò e mi sollevò, come fossi una piuma, portandomi in alto. Poi mi sentii depositare a terra, da mani invisibili, dove il cavallo mi aspettava, incolume dopo la caduta rovinosa.