Vignaiole Prever Intersezione ai piedi della valle Sangone e Val Susa, equidistante da Rivoli e Torino, si trova la cantina Prever di Giulia Chiarle e Valentina Peracino, le vignaiole di Villarbasse. La storia di questa cascina inizia nel 1949, quando il nonno di Giulia, ingegnere e dirigente della RIV (poi RIV SKF), decide di acquistare l'antica casa di caccia, seicentesca, della nobile famiglia D'Angennes. Il casale, che era stato un monastero, circondato da campi e vigneti, a cavallo di colline moreniche, diventa una realtà agricola con conigli, bovini, api e frutteti. Di generazione in generazione, nel 2004 la tenuta passa in mano a Giulia: 40 anni, commercialista affermata, cambia vita e segue quel che le detta il cuore: prendersi cura della tenuta. Decide di non estirpare le vigne vecchie, consapevole che con il loro radicamento profondo e la loro vecchiaia, sono in grado di estrinsecare al meglio le caratteristiche organolettiche del terroir. Filari che cavano dal suolo una gamma di minerali e nutrienti che vigne nuove non riescono a esprimere, viti che influiscono direttamente sulla levatura e profondità del vino, inoltre subiscono di meno le alternanze delle temperature in questo periodo climatico siccitoso. Su queste colline si coltivavano uve rosse, tra cui il nebbiolo. La più antica testimonianza scritta su questo vino è una pergamena, custodita nell'Archivio di Stato di Torino; da essa risulta una produzione di Nebbiolo per conto della Castellania di Rivoli nell'anno 1266. Il castellano era Umberto de Balma e nei conti di quell'anno è riportato: «receptis de exitu vinearum de Nibiol hoc anno de CCC sextariis». In passato, si produceva il vino per tradizione familiare e per sostentamento; per questo motivo, quando si diventava maggiorenni, era usanza regalare tre filari di vigna, quasi una dote per il futuro. Tra le uve vi era il baratuciat, un bianco coltivato a pergola detta "tòpia", uva vigorosa a maturazione tardiva, le vignaiole ne hanno quattro filari in due vigne distinte.