Lui non si ritiene bello, ma sa di risultare interessante. Non possiede il corpo di uno sportivo, ma si mantiene longilineo, il suo aspetto intellettuale piace alle donne: capelli ondulati e brizzolati, lunghi quanto basta da far ricadere ciocche argentate sulle spalle e sulla fronte che contornano occhiali tondi e lenti sfumate; può sembrare un dandy di un tempo e un hipster di oggi, insofferente al conformismo e appassionato di jazz. Tancredi accetta il dialogo con la donna in tono confidenziale, invogliato da un tu porto in modo gradevole. «Sai qual è il significato del mio nome? Tancredi è colui che medita prima di decidere e io sono l'esatto contrario del mio nome. Vorrei aiutarti per l'incontro con il mio capo, ma ho litigato con lui prima del nostro involontario tête-à-tête in ascensore.» «Non lo definirei così, il nostro è stato un impatto, una vera e propria collisione.» Si ritrovano a ridere, poi ridiventano seri. Si guardano a lungo negli occhi, in silenzio: dopo lo scontro in ascensore, inizia la loro storia, guardando la fontana di piazza Solferino da una vetrata laterale del Bar Norman, un locale intriso di storia, dove c'era la Birreria Voigt, e nel 1906 è nata la squadra di calcio del Torino.