Torino. « » Nei mosaici di cui risplendon gli amboni delle chiese antiche spesso si vede questa simbolica vite spargere intorno i tralci carichi di frutta meravigliose. E non ricevette forse tutta la Chiesa dei fedeli l'allegorico nome di vigna del Signore? Non parlo dell'ufficio riserbato al vino nei riti più augusti. La Chiesa non condannò né la vite né il vino; condannò Bacco e il suo culto. Arturo Graf, , 1880 La leggenda del vino Il pieghevole descrittivo della Villa è fra le mani di Cecilia, che lo sfoglia con occhi rapiti, alternando occhiate ai soffitti e alle pareti. La villa viene ideata intorno al 1615 dall'architetto Ascanio Vittozzi (o Ascanio di Vitozzi, o Ascanio Baschi di Vitozzo), il progettista del Palazzo Reale di Torino, che muore nello stesso anno; concepita in origine come una sontuosa residenza di campagna con vigneti, verrà realizzata dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte, padre e figlio, su commissione del Cardinale Maurizio di Savoia, secondogenito del Duca Carlo Emanuele I, fratello di Vittorio Amedeo I. Uomo di grande cultura, Maurizio rinuncia alla porpora cardinalizia, nel 1641 (sarà insignito del titolo di Principe di Oneglia) per vivere in qui con la nipote Ludovica, o Luisa Cristina, di Savoia che, nel 1642, alla giovane età di 13 anni - lui ne ha quarantanove - , diventa sua moglie. Il nome con cui è conosciuto il complesso deriva dall'essere stato fu residenza delle duchesse e poi regine sabaude nel corso del Settecento. In particolare, Anna Maria di Orléans, moglie di Vittorio Amedeo II, la elegge a suo soggiorno prediletto dopo averne affidato la riprogettazione a Filippo Juvarra. La villa diventa così, in sintonia con il gusto dell'epoca, luogo di delizie e svago; spesso la corte vi si trattiene per tutto il mese di settembre dopo la festa del giorno 8, ricorrenza della liberazione di Torino dall'assedio del 1706.