Editoriale Francesco Antonini DIRETTORE RESPONSABILE AUTENTICI E ATTRAENTI N egli ultimi dieci anni, per prenderla alla larga, le presenze turistiche in Friuli Venezia Giulia sono aumentate in modo impetuoso. Lo dicono i numeri e lo confermano le sensazioni, non meno importanti. come se una fetta rilevante della stessa popolazione locale, di chi qui ha sempre vissuto, avesse riscoperto la bellezza della propria terra, una delle poche aree geografiche in cui con un ora di macchina si pu passare dal mare alle colline alla montagna. Per valorizzare questa variet di paesaggi stato organizzato un gioco di squadra che partendo dagli investimenti pubblici, motore decisivo, si propagato come un incendio benigno all iniziativa privata, mettendo in moto le energie delle diverse comunit , a partire dalle citt d arte e dai siti Unesco. Che sono ben cinque, e anche questo un record in una regione di un milione e duecentomila abitanti. Tutto questo per stato reso possibile da una ragione pi profonda, sulla quale forse si riflette ancora poco. Penso all identit dei luoghi e delle comunit che abitano il Friuli Venezia Giulia, alle diversit culturali e linguistiche che finalmente sono state percepite come ricchezza e non come freno. Un identit che si esprime anche nei prodotti della terra e dell ingegno, nelle tradizioni, nelle usanze che rendono uniche le diverse comunit . Elementi di quella cultura materiale che gli antropologi considerano alla stregua dei beni artistici, architettonici e storici un tempo ritenuti, a torto, l unico indispensabile ingrediente per attrarre turisti. Detto in modo pi semplice e diretto, ormai chiaro a tutti che a San Daniele non si va solo per ammirare la Sistina friulana ma anche per assaggiare il prosciutto. E a Grado - oggetto della gita di questo numero raccontata da Flavia Virilli - non si gustano solo mare e mosaici della Basilica, ma pure il pesce fresco, innaffiato dai vini del Friuli e del vicino Carso. E allora queste tradizioni della cultura materiale bisogna difenderle con pi convinzione perch l autenticit dei luoghi dipende da loro: si spiega cos il nostro primo piano dedicato alle malghe e alle attivit tipiche della montagna, un territorio che soffre la piaga dello spopolamento. In queste condizioni difficili, dove tutto sembra remare contro, c chi resiste e porta avanti con testardaggine la lavorazione del latte, la cura degli animali e il pascolo. E spesso sono donne giovani e ostinate, fiere della propria storia di famiglia che raccontano senza un filo di retorica. Sembrano testimoni di un passato scolorito e invece assomigliano tanto a una promessa di futuro, pieno di luce per chi vorr crederci. 9