in pratica di Chiara Brunato SESSANT’ANNI DI BUONO, DI BELLO, DI GUSTO: L’EVOLUZIONE DEI CORSI AIS Abbiamo chiesto a Marco Visentin, responsabile della didattica di AIS Veneto, come sono cambiate le lezioni, gli iscritti, la figura del Sommelier nel tempo In un mondo che cambia velocemente, ciò che non muta è il bisogno dell’individuo di condivisione, di essere un noi oltre al singolo io. Il senso del vino sta qui, nella capacità di unire, di mettere insieme, di raccontare. Attraverso il calice si viaggia insieme, si scoprono luoghi, si indaga la realtà di un territorio. Per conoscere a fondo la forza di un vino di raccontare tutto questo, però, è importante essere in possesso di alcuni strumenti e nozioni. Lo scopo dei corsi AIS, oltre che creare una comunità di persone capaci di promuovere e raccontare il patrimonio enogastronomico, un noi enoico, è dare ai propri associati le competenze necessarie per saper leggere correttamente ciò che troviamo all’interno del calice, sia dal punto di vista tecnico che culturale. Nei sessant’anni di vita dell’Associazione la società e il suo approccio al consumo del nettare di Bacco sono cambiati, il vino da alimento quotidiano è divenuto prodotto culturale e fortemente territoriale. Sono di conseguenza cambiati i contenuti dei corsi, così come è diverso il ruolo del Sommelier, chiamato a guidare un’esperienza. Ne abbiamo parlato con Marco Visentin: Sommelier dal 2004 e relatore dal 2006, dal 2010 al 2015 ha coordinato i degustatori ufficiali di AIS Veneto. Importanti esperienze nel mondo della grappa gli hanno consentito di partecipare ad alcune importanti pubblicazioni, tra le quali Il Sommelier della Grappa. Dal 2014 è Coordinatore Didattico regionale, incarico grazie al quale ha maturato una visione chiara della proposta formativa AIS, che ha saputo interpretare grazie alle capacità organizzative e alle doti di coinvolgente motivatore.