All'inizio del nuovo millennio, l'Etna del vino era considerata il terzo mondo dell'enologia italiana e nessuno voleva investirci. Finché l'arrivo di tre "meteore" – il belga Frank Cornelissen, l'italo-americano Marc De Grazia (Tenuta delle Terre Nere) e il compianto Andrea Franchetti (Passopisciaro) – non ha provocato dei sommovimenti radicali, sconvolgendo gli assetti produttivi. Poco tempo dopo, tutti (dalle grandi aziende siciliane ai piccoli vignaioli locali fino ai produttori della terraferma) hanno voluto la loro cantina sulla Muntagna, scatenando una "febbre dell'Etna" che non ha ancora spento i suoi ardori e che nel giro di quindici anni ha moltiplicato a dismisura le aziende presenti sul territorio: un caso unico. Quelle che seguono sono le storie di alcune piccole cantine (tra le altre, tra le tante) nate in questi ultimi anni.