Ilaria Lorini, Miglior Sommelier d'Italia 2025. Emanuele Lavizzari Il 15 novembre 2025, sul palco della Stazione Leopolda di Firenze, quando è stato pronunciato il suo nome, Ilaria Lorini ha avuto la sensazione di vivere in un sogno. "Aspettavo il suono della sveglia", ha raccontato con un sorriso. Originaria di Tavernelle Val di Pesa, delegazione AIS di Firenze, per anni aveva guardato al titolo di Miglior Sommelier d'Italia come si osserva un supereroe: una figura quasi mitica, simbolo di competenza assoluta, sangue freddo, eleganza e cultura enciclopedica. E tutto d'un tratto quel titolo era il suo. La vittoria al concorso "Miglior Sommelier d'Italia - Premio Trentodoc" 2025 non è stata solo la consacrazione di un percorso lungo e impegnativo, ma l'inizio di una nuova fase. "È un punto di partenza", ha affermato con lucidità. Da quel giorno gli impegni si sono moltiplicati, le richieste sono aumentate, la considerazione nei suoi confronti è cresciuta. Ma ciò che colpisce è il modo in cui vive questo momento: con gratitudine e consapevolezza. "È stato voluto, creato e cercato". Nessuna casualità, ma studio, disciplina, tante degustazioni e una passione coltivata con determinazione. Eppure, dietro il titolo e la preparazione impeccabile, Ilaria continua a definirsi "una ragazza semplice". Ama gli animali, la natura, l'aria aperta. È proprio da lì che nasce tutto: dal suo percorso accademico in Scienze Agrarie, dalla volontà di comprendere la terra prima ancora del frutto della vite. Quando inizia l'università non beve vino, ma decide di studiarlo per capirlo. Si iscrive al corso AIS di Firenze insieme ad alcuni colleghi e scopre un mondo. Non solo degustazioni e tecnicismi, ma strumenti per leggere il territorio, interpretare un terroir, raccontare il lavoro di un viticoltore. È in quel momento che prende forma la sua missione: creare un legame autentico tra chi produce e chi consuma. La scoperta dell'Associazione Italiana Sommelier avviene quasi per caso, durante un Vinitaly visitato da curiosa.