Posate le posate. Morello Pecchioli Napoli, maggio 1889. «Anche la regina Margherita mangia il pollo con le dita». Alla notizia che la prima donna regina d’Italia si era comportata a tavola con il bon ton di un abitante del Rione Sanità, fu preso da tale entusiasmo che la filastrocca, passando di bocca in bocca, si radicò prima nel dialetto partenopeo e poi nella lingua italiana. Noi, figli della Repubblica, dopo 137 anni usiamo ancora questo modo di dire. A chi con la puzzetta al naso ci rimprovera di mangiare il volatile senza coltello e forchetta o di usare le mani per portare alla bocca una scheggia di grana, rispondiamo con la rima dei masanielli: «Anche la regina Margherita mangia il pollo con le dita». I lazzaroni napoletani mangiavano perfino gli spaghetti con le mani. Ricordate l’affamato Felice Sciosciammocca (Totò) nel film ? In piedi su un tavolo, bocca all’insù, Totò vi infila manciate di spaghetti con le mani grondanti sugo di pomodoro. È lo stesso modo di mangiare dei che si vedono nelle fotografie scattate dai viaggiatori del nel Bel Paese e degli scugnizzi delle cartoline colorate che alla fine dell’Ottocento inglesi, tedeschi, americani spedivano a casa. Vestiti di stracci, scalzi i ragazzi di strada protendono manciate di penzolanti spaghetti sulla bocca rivolta al cielo. L’episodio della regina “popolana” accadde a Napoli in uno dei soggiorni ufficiali di re Umberto I e Margherita di Savoia nella città del Vesuvio. Durante un banchetto al quale partecipavano i maggiorenti e l’aristocrazia della città partenopea, fu servito il pollo ai commensali. La regina Margherita, donna raffinata, esperta in galateo e protocollo reale, non certo una sprovveduta, in difficoltà con il cosciotto di pollo, a un certo punto perse la regale pazienza. Afferrò la coscia e se la portò all’augusta bocca. Scandalo? Se ci fu, fu subito placato da Umberto che imitò la moglie. ’o puopolo Miseria e Nobiltà macaroni eaters Grand Tour