Monumenti enoici d’Italia. Massimo Zanichelli La rivoluzione dei vignaioli Il nome del Monfortino appartiene ormai al mito. Di ritorno dalla Grande Guerra, Giacomo Conterno, che era nato in Argentina ed era arrivato in Langa da bambino, comincia a produrre vino per l’osteria che il padre Giovanni ha aperto nel 1908 a Monforte. Le uve arrivano da un pendio lì accanto e nel 1924 questo rosso che già piace ai clienti viene chiamato Monfortino in omaggio al comune d’origine. Dal 1978 è prodotto dagli 11 ettari, su 14 totali, del vigneto Francia di Serralunga d’Alba, acquistato quattro anni prima dal primogenito Giovanni (Aldo, il fratello, si è invece separato dal padre Giacomo e fonderà la Poderi Aldo Conterno). A differenza del pur esemplare Barolo Cascina Francia, il Monfortino è una Riserva prodotta solo nelle “sue” grandi annate (è uscito, a differenza di altri, anche nel 1987 e nel 2002) dopo una lunga macerazione in tini troncoconici e circa 80 mesi di maturazione in botte grande. Negli ultimi decenni, Roberto, figlio di Giovanni, ne ha affermato lo stile incomparabile: austero, complesso, sfumato, verticale, estremamente longevo. Nonostante il travolgente successo (il Monfortino è il re dei piemontesi alle aste, nel 2015 Roberto Conterno ha acquistato il podere Arione per una cifra astronomica che le precedenti generazioni contadine di Langa non avrebbero mai sognato e probabilmente concepito), il rigore e la riservatezza sono sempre stati di casa: Roberto è un personaggio poco mediatico e l’azienda non ha neanche un sito web. Figura leggendaria di selezionatore e affinatore, Bruno Giacosa ha portato l’arte del enologico alla massima espressione su ambedue i fronti del nebbiolo di Langa, che conosceva come pochi altri e di cui ha restituito la purezza grazie a vini di classe sopraffina. È stato uno dei primi dal 1964 a imbottigliare i cru, indicando in etichetta il nome del vigneto e del comune. monopole blue chips savoir-faire