Nittardi Chianti Classico Riserva FATTORIA NITTARDI Loc. Nittardi 76 - Castellina in Chianti (Siena) Anno di fondazione dell’azienda: 1981 Prima annata prodotta: 1985 Proprietà: famiglia Canali Femfert Produzione media: 8000 bottiglie Staff tecnico: Antonio Spurio e Roberto Geloni; Carlo Ferrini, enologo consulente Vitigni: 95% sangiovese, 5% merlot Curiosità: in omaggio a Michelangelo Buonarroti, ogni anno un artista di fama internazionale realizza, per il Chianti Classico Casanuova di Nittardi Vigna Doghessa, due quadri originali, uno per l’etichetta e uno per la carta seta con cui viene avvolta la bottiglia stessa. Dal 1981 si sono succeduti nomi illustri come Hundertwasser, Corneille, A.R. Penck, Mitoraj, Yoko Ono, Günter Grass, Dario Fo e Karl Otto Götz Color rosso rubino intenso, sentori di frutta matura, note di cioccolato La tenuta, in origine una torretta di difesa, era nota sin dal XVI secolo con il nome di “Nectar Dei”. Nel Cinquecento fu proprietà di Michelangelo Buonarroti che nel 1548, mentre si trovava a Roma alla corte di Paolo III Farnese, pregò suo nipote Leonardo di inviare a Roma delle bottiglie di vino di Nittardi. Le voleva offrire al papa come “dono genuino”, sostenendo egli stesso di preferire “due botti di vino, piuttosto che otto camicie”. Dal 1981 Nittardi è condotta da Peter Femfert, gallerista d’arte, e da sua moglie, Stefania Canali, di origini veneziane. Passo dopo passo, Stefania e Peter hanno ridato vita a Nittardi, reimpiantando i vigneti e sostituendo l’antica tinaia con una moderna cantina. Dal 2013, anche Leon Femfert, il primogenito di Stefania e Peter, è impegnato a tempo pieno nell’azienda di famiglia. Nel 1999 è stata acquistata una proprietà in Maremma dove si realizzano altri due vini rossi, Ad Astra e Nectar Dei, e un vermentino in purezza. Il nome deriva da “nectar dei” come era chiamata l’antica torretta del nucleo originario 1997 •••• Una di quelle annate che si definiscono grandi perché gli eventi naturali hanno permesso che tutti i vignaioli o quasi raggiungessero il massimo obiettivo. l’andamento stagionale è stato caratterizzato in sintesi da un germogliamento precoce e una successiva gelata che ha conseguentemente ridotto il potenziale produttivo. l’estate, calda e soleggiata sino alla vendemmia, ha permesso una maturazione completa delle uve. nei profumi si avvertono note intense e mature, ma non troppo evolute, di tabacco e spezie; in bocca è elegante, ben modulato, ancora tonico e fresco, molto lungo nel finale. Un vino davvero sorprendente, non immaginavo che a distanza di quasi venti anni dalla vendemmia continuasse a dare sensazioni così positive e avvincenti. Anche in considerazione dell’evoluzione che quest’annata ha mostrato in molti casi, con vini molto buoni appena usciti ma anche decaduti rapidamente. 1999 ••••· La produzione più elevata rispetto al 1997 è stata ridotta con diradamenti; l’estate è stata poi calda con uve sane e mature. la degustazione ha messo in evidenza un altro vino in perfette condizioni di forma, intenso nei profumi di carattere ancora fruttato – prugne e ribes con un tocco di liquirizia –, pieno, energico, polposo sul palato, con tannini morbidi e un finale molto lungo. anche in questo caso debbo riconoscere una performance al di sopra delle più rosee aspettative. 2004 •••• L’annata 2004 è stata caratterizzata da un andamento climatico complessivamente regolare che ha dato vini bilanciati e di buona concentrazione. la vendemmia è stata ottima per le uve di sangiovese raccolte fino al 10 ottobre. Il vino si è mostrato ancora giovane e di invitante freschezza con un tannino ancora vivo ma integrato. 2010 ••• L’andamento meteorologico del 2010 è stato piuttosto irregolare. Un inverno rigido, con temperature vicine allo zero, è stato seguito da una primavera fresca e piovosa. le riserve idriche hanno permesso alle piante di non soffrire mai stress idrici. la seconda metà di settembre e la prima di ottobre hanno avuto splendide giornate che hanno favorito la maturazione. l’assaggio è stato decisamente convincente con un impatto aromatico, note di frutti neri e spezie, magari non tipicissimo ma bilanciato da un sapore continuo ben sostenuto da una fresca acidità. 2011 ••· La vendemmia di quest'anno può definirsi nell’area di Castellina come eccellente dal punto di vista qualitativo, con quantità ridotte del 10% circa rispetto agli anni precedenti e una maturità diffusa e completa. in assaggio il vino si è rivelato saporito, succoso, intenso, caratterizzato al momento da un frutto maturo e dolce che tende a prevalere sul resto e limitare la complessità. Vista però la felice evoluzione delle altre annate non mi stupirei di dover rivedere, in meglio, questo giudizio tra un po’ di tempo. Testo 2012 •• Vendemmia meno produttiva anche della precedente con un andamento climatico piuttosto variabile. a un inverno mite è seguita una primavera piovosa che ha rallentato il germogliamento. nei mesi di giugno, luglio e agosto si sono registrate pochissime precipitazioni. il mese di settembre è stato caratterizzato da bel tempo, giuste precipitazioni e forti escursioni termiche tra giorno e notte. inutile aggiungere che il vino è davvero giovanissimo al momento, sembra non possedere la carnosità del 2011, è alla ricerca, non del tutto realizzata al momento, dell’equilibrio e dell’eleganza di beva, ma merita la chance di essere atteso. Vigna e cantina Il Chianti Classico Riserva, prodotto per la prima volta nel 1985, proviene dal vigneto Vigna Alta ed è composto per il 95% da sangiovese e il restante 5% da merlot. La vendemmia è effettuata a mano in piccole cassette, dopo un’accurata selezione in vigna e al tavolo di cernita; la fermentazione avviene in acciaio inox a temperatura controllata senza aggiunta di lieviti per una durata di 2-4 settimane, seguita da un affinamento di 2 anni in tonneaux. Negli anni è stato modificato l’uso del legno. Fino ai primissimi anni Novanta si utilizzavano solo botti grandi di rovere e castagno chiantigiano, poi c’è stato il passaggio alle botti di rovere e alle barriques, mentre dal 1999 al 2006 si sono utilizzate solo barriques. Dal 2006 in poi anche tonneaux, dal 2010, infine, solo tonneaux. Il legno nuovo è presente mediamente nella misura del 20%, mentre per l’assemblaggio finale si utilizzano tini di cemento. (in sintesi) La presenza di merlot nell’uvaggio e l’affinamento in legni piccoli rispecchiano una filosofia produttiva che oggi è messa in discussione dall’affermazione di modelli più classici che privilegiano il sangiovese in purezza e l’uso di botti grandi. In realtà non è una critica diretta al vino ma solo un punto interrogativo legato anche all’andamento degli assaggi effettuati che hanno visto un leggero calo coincidente con le annate più giovani e, per inciso, più alcoliche e boisé. In compenso, le annate più vecchie erano in forma eccellente, il 1997 addirittura straordinario. Vini eleganti, longevi e, quel che non avrei mai scommesso, anche territoriali. Complimenti.