Il racconto delle degustazioni Dal primo momento in cui abbiamo pensato di parlarvi del Chianti Classico e dei suoi vini principali, ci siamo impegnati a degustare non solo l'ultima annata, la riuscita 97, ma anche i prodotti di annate precedenti. Abbiamo insomma fatto delle minverticali. L'idea è stata quella di approfondire come lo stile sia cambiato e se il territorio, inteso non solo come Chianti Classico ma anche nelle nitide differenze tra comune e comune, potesse emergere al di là del tempo e della qualità delle vendemmie. Diciamo subito che lo stile si percepisce con notevole chiarezza lungo gli anni, mentre di differenze o assonanze territoriali non siamo proprio in grado di parlare. Sono davvero ampi i margini di manovra a disposizione di un produttore del Chianti Classico nel comporre il taglio del suo vino principale, inoltre la ben nota varietà di cloni di Sangiovese ancora disseminata impedisce di captare le differenze tra un comune ed un altro. Abbiamo degustato i Chianti Classico Riserva e i numerosi vini da tavola, altrimenti detti Supertuscan, che dovevano avere il vitigno toscano o in purezza o in grande prevalenza. Ci siamo affidati alle dichiarazioni dei produttori. Sono molti gli appassionati, consumatori, enotecai o ristoratori, in Italia e non solo, a possedere ancora bottiglie di Supertuscan e di Chianti Classico Riserva, alle quali, appena uscite sul mercato, sono state diagnosticate interessanti, se non importanti, capacità evolutive: ebbene abbiamo voluto sondarle andando indietro nella gran parte dei casi fino al 1990, diverse volte fino alla metà degli anni '80 con qualche intrigante puntata negli anni '70. Ribadiamo che in nessun caso le bottiglie sono state richieste ai produttori, mentre ci siamo accertati, per quanto fosse possibile, che le condizioni di conservazione fossero state ottimali. Malgrado lo sforzo alcuni vini non siamo proprio riusciti a trovarli, e ce ne scusiamo con gli interessati, ma sapevamo che non avremmo mai potuto assaggiare tutto. Nelle schede troverete il nome dell'azienda, il nome del vino degustato, e le annate che sono state prese in esame, in ordine di assaggio. La prima valutazione sarà di carattere generale e metterà in evidenza cosa abbiamo amato di più e quello che ci ha convinto di meno. Poi ci sarà un breve commento dedicato a ciascun vino: il primo descritto è il migliore degustato. Il prezzo è riferito all'ultima annata in commercio. ANTINORI Chianti Classico Riserva Badia a Passignano 1997-1990 Ingiustamente sottovalutato in questi anni vista anche la vastità della gamma aziendale il Chianti Riserva Badia a Passignano si prende una meritata rivincita offrendo una esibizione di grande valore. Lo stile è quello perfettamente calibrato della tradizione che si modernizza gradualmente, sia nella maturazione nel rovere sia nella composizione del taglio, probabilmente non è pensato per travolgere gli animi ma sa esprimere una sostanza indiscutibile. Il sfiora la perfezione, ha veramente tutto quello che serve per farsi amare. Il colore è ancora vivo senza inutili iperconcentrazioni, il naso è denso, fervido, si apre lasciando trapelare il territorio ma sempre senza strafare; la corrispondenza gusto-olfattiva è puntuale quanto l'attacco è pieno, la tensione è buona ed il finale è in crescendo. Volume ed energia. 1990 Il si presenta con un colore molto intenso, il rovere tende a condizionare l'impatto odoroso, poi libera una frutta calda e meridionale, lo sviluppo dei profumi assume anche toni pepati e di erbe aromatiche; l'ingresso gustativo è più elegante della versione 90, della quale però non possiede, almeno per ora, la dinamica coinvolgente. 1997 Lire 40.000 Firenze – 055/23595 BARONE RICASOLI Casalferro 1996-1995-1997 Castello di Brolio 1997 Il Casalferro è nato come un Sangiovese in purezza, per assimilare poi una quota di Merlot, si dice dal 1997 anche se una nota bordolese ci è parso di sentirla almeno dal 1995. Ad ogni modo questo vino sembra essere stato la grande prova tecnica per il Chianti Castello di Brolio, che abbiamo voluto assaggiare, e che sarà il rappresentante più autorevole dell'azienda. E il Casalferro? Fa la sua figura anche se le emozioni hanno un'altra sostanza. Il è un vino di grande armonia e materia, raffinato ma anche caratteriale, si avverte il desiderio di perfezione, la ricerca dell'impeccabile ma tutto con una energia e una tensione davvero eccellenti. Anche se la cosa che ce lo ha fatto amare un po' di più è la sua differenza rispetto ad altri vini della stessa annata, i quali hanno percorso i prevedibili sentieri della potenza a tutti i costi. Castello di Brolio 97 Lire 50.000 Il è proprio uno di quei vini sulla cui qualità propriamente detta non ci sarebbe nulla da eccepire, non ci convince invece il suo modo così esagerato di proporsi, al punto da non riconoscere quella sana freschezza che dovrebbe essere la base di tutti i vini di classe. Colore, densità, volume, che sono davvero presenti, non bastano. Casalferro 97 Il sembra un'opera di grande geometria, il sangiovese si sente con una certa chiarezza, la persistenza è buona e così lo sviluppo gustativo: il vino riesce anche a contenere la sua proverbiale ricchezza anche se rimane un po' freddo nel concedersi. Di nuovo non sono in discussione i suoi dati materiali, ma il modo di offrirli. Casalferro 96 Il è invece un rosso meno riuscito, appare una sensazione che abbiamo già sentito in qualche vino della stessa annata: da un lato la sensazione morbida e dall'altro il tono duro dei tannini, manca la stoffa per connettere queste due parti fondamentali del sapore; inoltre il tono surmaturo dei profumi ci ha destato più di qualche perplessità. Casalferro 95 Gaiole in Chianti – 0577/7301 Lire 42.000