Miscellanea Nero d'Avola: duttilità e carattere La Miscellanea di questo numero ha carattere più monografico del solito: è infatti dedicata ai vini siciliani a base di Nero d'Avola, il più importante vitigno rosso isolano. Vitigno indubbiamente nobile e dalle grandi potenzialità, ma difficile da vinificare: l'acidità è naturalmente molto alta - fatto sorprendente per un'uva "meridionale" -, e tra le caratteristiche varietali, oltre ad un ricco frutto di mora e prugna, possono presentarsi sentori animali molto pronunciati. Per ottenere grandi vini sono quindi necessarie tecniche viticole e di vinificazione molto accurate, rese contenute, controllo della temperatura in fase di fermentazione - la Tenuta di Donnafugata è arrivata addirittura a vendemmiare di notte per raccogliere uve ad una temperatura più fresca, realizzando un vino che purtroppo non vi raccontiamo in questo numero, e che si chiama "Mille e una Notte". E' dunque solo negli ultimi anni che i migliori produttori siciliani hanno potuto investire sul loro vitigno principe, dotandosi di attrezzature agricole e di cantina all'avanguardia. I risultati non sono mancati: se solo pochi anni fa la bandiera di quest'uva era in pratica sorretta dal solo Duca Enrico della Corvo, e dal potente Rosso del Conte Tasca d'Almerita, oggi gli esempi di ottimi Nero d'Avola, in purezza o in uvaggio, sono numerosi e costituiscono un po' il fiore all'occhiello di una viticoltura che attraversa un momento di crescita da più parti riconosciuto. Vini di personalità, anche molto diversi tra loro, che nei migliori esempi presentano però l'inconfondibile impronta del vitigno e di un territorio straordinario, a prezzi in molti casi davvero convenienti. Ad essi andrebbe idealmente aggiunto il Vigna Virzì Spadafora, che si era ben comportato nella Miscellanea del numero precedente. All'inizio sono descritti due vini non a base Nero d'Avola, che ci sono comunque sembrati significativi per comunicare al lettore un quadro ancora più variegato della viticoltura isolana. Ci teniamo a raccontarvi prossimamente i vini della Doc Cerasuolo di Vittoria, che non ci è stato possibile affrontare in questa occasione. La degustazione si è svolta nell'ambito del "CheeseArt", una manifestazione interamente dedicata ai formaggi ed all'abbinamento con il vino che si è svolta nel mese di Maggio a Ragusa, e vogliamo qui ringraziare Salvatore Lo Presti che l'ha organizzata apposta per noi. DUE VINI A BASE NERELLO Faro Palari 1997 (DOC Faro) LOC. SANTO STEFANO BRIGA (ME) 090/694281 Il gioco della verticale a confronto si arricchisce in questo numero di due protagonisti che difficilmente avrebbero potuto essere tanto diversi. Lo Spumante Giulio Ferrari e l'Amarone Bertani non hanno in comune aspetti organolettici o produttivi, inoltre le rispettive zone, Valle dell'Adige e Valpolicella, pur vicine non hanno affinità né climatiche né pedologiche. Trento e Verona hanno condiviso a lungo una concezione quantitativa del vino, ma se questo è vero per la massa, non lo è per due prodotti che dovrebbero essere, e sono, modelli di selezione. Lo stimolo di metterli insieme è venuto dunque dalle loro eccezionali capacità evolutive. Il Giulio Ferrari si affida a quella fibra d'acciaio che lo Chardonnay genera in ben definite condizioni climatiche e di suolo: il segreto sta dunque nella agile e asciutta fisionomia del vino che, pur non approfittando del contributo del rovere, supera di slancio i 20 anni di età. L'Amarone Bertani deve la resistenza e il progressivo miglioramento alla sua nativa maturità visto che è ottenuto utilizzando uve passite: il vino è come vaccinato contro il tempo, e dietro quel carattere denso e voluttuoso, contraddistinto dal fervore dell'alcol e dalla carica degli estratti, nasconde un equilibrio tesissimo, difficile da attaccare.***** Colore granato, non molto denso. Naso complesso, sorprendentemente evoluto nelle note di frutta cotta ed agrumi maturi, ma anche speziato, animale; ricorda alcune sensazioni del Rodano meridionale, ed in particolare dell'uva Grenache. Al palato non è particolarmente largo, ma mostra una buona continuità, il ritorno dei profumi è puntuale, la sensazione complessiva abbastanza ricca. + Originalità, ed inoltre non è un vino che cerca di impressionare, ma appartiene alla sua annata ed al suo territorio. -Un po' troppo evoluto; considerando il prezzo, inoltre, vorremmo che ci offrisse maggiore ricchezza ed ampiezza. E' ottenuto da uve Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, più una piccola percentuale di altre uve locali. La sua fibra inconfondibile gli consente di "arrivare" dove altri vini di maggiore struttura non riescono, carni profumate e setose come quelle di capra elaborate con sughi densi e speziati.** Lire 40.000 TUTTI I VINI SEGUENTI SONO IGT SICILIA Lamoremio 1997 Benanti Viagrande (CT) 095/7893533 Colore rubino intenso e profondo. Naso di grande varietà in cui spiccano le note "verdi" e selvatiche insieme a netti sentori di mora e prugna; il rovere è presente, ma molto ben integrato. L'attacco in bocca è davvero largo, l'acidità ed i tannini sono importanti e ben distribuiti; ritorna, bella, la mora matura, ed il finale è lungo e continuo. Vino ambizioso e personale, che mostra le vere potenzialità della zona etnea; speriamo che il prezzo non cresca ulteriormente nelle prossime annate. Vino serio e profondo che aspetta un piatto di bue, elaborato al forno e arricchito da lardo sfrigolato con funghi porcini. Lire 35.000