Vino sul banco SASSICAIA Il Sassicaia, il sogno di tutti noi. Attaccarlo? E perché? L'emisfero sinistro non risponde ai comandi, non ne vuole sapere di parlar male di un vino che da solo rappresenta la storia contemporanea dell'enologia italiana. Modello non solo di qualità ma anche di marketing, di impegno viticolo, di tutto quello che volete metterci. Allora, è meglio rivolgerci all'emisfero destro, quello delle emozioni viscerali, pure, ma, attenzione, anche le meno attendibili se non vi si crede fino in fondo. Pubblico Ministero è l'Emisfero Destro Il Sassicaia è cambiato, al punto che non riesco ad amarlo più. Le visioni, le pulsioni, suscitate dal 78, dall'85 e dall'88, ma soprattutto dal 77, non ci sono più. E' cambiato il suo modo di porsi: era accogliente e al tempo stesso severo, la sua complessità non riuscivi mai a possederla fino in fondo, tanto era esotica e imprevedibile, eppure avevi la sensazione che il rapporto con lui fosse un fatto privato, un privilegio che ognuno poteva interpretare a modo suo. Come vedete qui non si discute di struttura, concentrazione e densità: io, da buon emisfero destro, mi pongo interrogativi subliminali, voglio che l'armonia si faccia vibrazione: dunque, il Sassicaia, dal 90 (compreso) in poi, mi ha deluso. E' come se non avesse più voglia di imparare, seduto sul suo trono di incomparabile solidità si è fermato. Mi dicono, ad ogni estate, che gli assaggi dalle barriques fanno prevedere un'emozione straordinaria: 93, 95, 96, 97, ogni volta mi sembra di avere a disposizione un bel biscotto guarnito, ma appena provo ad assaggiarlo mi accorgo che l'involucro mi tradisce, la sostanza non mi trascina. Sarà solo nostalgia? Credo di no. Non sarà piuttosto che il successo, e il conseguente aumento sostanzioso di bottiglie, hanno indebolito l'energia che era la sua dote inimitabile? Avvocato della difesa è l'Emisfero Sinistro Se si parla di interrogativi subliminali e di vibrazioni, allora io non sono proprio in grado di rispondere: credo piuttosto che le emozioni siano qualcosa di più sottile, qualcosa che deve certo trascinarci ma che può anche essere analizzato, discusso e ricordato; anche in questo consiste il piacere del vino. Il Sassicaia è cambiato, certo; ma perché l'emisfero destro non coglie la particolarità, l'originalità di questo cambiamento? Ha provato a pensare - bisogna rifletterci, e razionalizzare le sensazioni, qualcosa che lui non è molto abituato a fare - che il Sassicaia è l'unico, tra i grandi vini italiani, che nel tempo è diventato più elegante, certo meno viscerale ma anche meno muscolare ed impressionante? Che mentre l'Italia, non solo la Toscana, cominciava sempre più a prendere come modello la California il Sassicaia, unico a remare controcorrente, si sforzava invece di dare un'interpretazione nuova della purezza e dell'armonia bordolese? Ci pensi bene, il mio vicino così irruento ed istintivo: al '93, al '95, ai recenti - e buonissimi - '96 e '97 mancano certo il calore ed i muscoli dell'88 o dell'85, ma io trovo che la loro finezza, il loro equilibrio, siano superiori. Il frutto sarà forse più delineato e più bordolese, ma il vino da vitigni bordolesi è pur sempre ottenuto! Ed in ogni caso, che limpidezza, che bella definizione aromatica, che stoffa setosa ed elegante! Senza contare che alle grandi annate di Sassicaia non manca mai una nota legata al terroir, di rosmarino e di erbe mediterranee. Sì, il Sassicaia è cambiato, ed è ora un grande vino da emisfero sinistro.