Il viaggiatore Fox non ha voglia di stare a casa, vuol dire che si invita a cena e porta la famiglia. Estendo l'invito al nostro uomo a Wall Street, mancheranno soltanto Barbarella e Romeo, ne celebreremo il ricordo con calamari e aragostine, siamo nati per soffrire. Con il dovuto anticipo vado in cantina, serve un bianco, che senza esitazione sfilo dalla rastrelliera: Grechetto di Assisi, bottino del recente pellegrinaggio umbro sulle tracce dell'illustre antenato Raschellotto da Norcia, pittore e uomo pubblico. Anche di questo parleremo a cena, e scopriremo il fascino della scuriatta nelle parole del nostro agente, che muore di Fib e sogna l'Arcadia. Deve avere un lungo manico di legno, per essere una vera scuriatta, proprio in questo si distingue dal falcetto, che come ognun sa ha il manico corto di coltello e si usa ad una mano sola, l'altra dietro la schiena come in un minuetto. Ovviamente Fox non è d'accordo, l'homo technologicus che è in lui ha già scelto il rasaerba giapponese, altro che la falce o scuriatta, per fare prima userebbe il napalm. Rimandiamo l'argomento a domenica prossima da Serafino, che ha un bel prato da tosare; intanto il Grechetto va giù lento, la serata è calda ed il vino affatica, troppo legno su quei poveri calamari. Detto Grechetto, affè mia, non è vinello da pasto meridiano, acido e fresco contro la calura estiva, buono per la brocca a rintronare i turisti e farli dormire sul pullman. E' piuttosto un tentativo di vino nobile e costoso, insomma l'evoluzione della specie. Mi chiedo quanto sia tipico, ma poco importa, alla fine lo diventerà. La tipicità vera è il turista globale, uguale a se stesso dal Cairo ad Assisi, per restare in tema, ed i servizi che ne fanno il corredo, dal torpedone all'albergo, fino al vignaiolo d'elite, e per spiegarmi meglio racconto del pellegrinaggio, che comincia, tipicamente, da Assisi. E' tipico che il turista non usi, quando piove, quello strumento, diffuso sull'intero orbe terracqueo, che in Italia chiamano ombrello. Il turista no, preferisce fasciarsi nel Domopak ed andare in giro come un avanzo scappato dal frigo. Sola eccezione quei due sulle scale della basilica, niente domopak per loro, bensì mantelline gialle che ho visto solo a Niagara, unica difesa dagli spruzzi delle cascate. Salite le scale della basilica, lo spettacolo è bizzarro: fazzoletti, cappellini, pettorine, tesserini e braccialli, i capigruppo non sanno più cosa inventare per riconoscere le mandrie. Manca solo il pappagallo sulla spalla. Il silenzio che solerti guardiani impongono nella basilica provoca effetti surreali, decine di ombrellini e bandierine si levano muti verso la cupola, sono sempre loro, i capigruppo che chiamano a raccolta il gregge, li vedesse Buñuel… All'uscita, dai negozi di carabattole spunta, accanto all'immagine del Santo, quella di Padre Pio, prevedibile gemellaggio tra poverelli con stigmate, perpetuato su tazze e centrini. Già Raschellotto, incompreso Catone del tempo suo, si scagliava contro i mercanti del tempio, salvo poi vendere, a prezzi criminali, cibarie agli affamati pellegrini. Nelle sue memorie, gelosamente custodite nel polveroso archivio di famiglia, troviamo svariati accenni ai suoi trascorsi nella verde Umbria. Si fingeva francescano per raccogliere elemosine, che poi rivendeva con profitto. Ne investiva i proventi nell'attività di norcino, parallela a quella di pittore su tela: l'affresco non era per lui, allergico alla calce e al lavoro scomodo. Alternava insomma le tele ai suini, con risultati che le cronache del tempo definiscono brillanti, senza però specificare in quale delle due attività riuscisse meglio, e come potesse combinarle insieme. Cerco di immaginarlo mentre rivende prosciutti al mercatino di Assisi, oppure mentre ritrae una gran dama, o una scena biblica. La mente rapita da queste immagini, mi fermo davanti al cancello delle Suore Svedesi di Santa Brigida, che ambiente per un film porno, se la giocano con le Spagnole del Santo Rosario, dipende dai gusti. Lo conferma anche Raschellotto, che ne rapì due, una per convento, e nessuna tornò mai al chiostro, se non dipinta. Le ricerche delle sue opere sono vane, per tutto il viaggio chiederò ai frati e agli assessori alla cultura, ma la risposta sarà unanime: usava colori naturali, cioè alimentari, il rosso del sangue di porco, il giallo del tuorlo d'uovo, il verde degli spinaci, per questo nessuna delle sue opere è giunta fino a noi, tutte mangiate in tempi di carestia. Conobbe Brancaleone, tanto da vendergli Ronzinante, spacciandolo per un purosangue.