Il racconto della degustazione 1997 Sono in molti a scommettere sulla crescita qualitativa del Barbaresco di questi ultimi 5 anni. Dal 96 in poi le annate sono state tutte positive, e capiamo benissimo la scaramanzia dei produttori che, dopo essere rimasti mestamente a guardare dal 91 al 95, si sentono quanto meno risarciti dalla buona sorte. Sono molti i nomi nuovi affacciatisi nell'agone qualitativo. Alcuni di loro, pur possedendo un po' di tradizione, vivacchiavano nella sufficienza senza particolari stimoli. Altri hanno invece rilevato aziende o acquistato vigneti, oppure hanno creato nuovi marchi per esplorare le possibilità qualitative e commerciali di un vino divenuto super richiesto. Per questo si parla di "salto qualitativo", perché molti, tutti i produttori neofiti, hanno cominciato ad emulare le aziende storiche, i vicini barolisti o altri modelli internazionali per dare spessore al proprio vino, per delineare una fisionomia che li ponesse subito in luce. Il risultato è contraddittorio, e l'annata 97 ne è l'emblema. Una incessante ricerca di maturazione, un desiderio incontrollato di frutto esplosivo, il tutto condito dalla "necessità" di ammorbidire i toni spigolosi del Barbaresco, che ha fatto il paio con una estate memorabile perché lunghissima. L'aspetto tremendo è che la vendemmia 97, nella gran parte dei casi, non è stata gestita con acume, il parametro è stato quello del grado zuccherino e della concentrazione dei polifenoli, quando invece tali esagerazioni sono capaci di dare vini ricchissimi ma assolutamente statici, privi di slancio e finezza. Tale percezione accomuna anche il Barolo – è quello che emerge dai primi assaggi ufficiosi -, dunque non è un problema solo delle aziende del Barbaresco: ma se il Barolo ha un carico naturalmente più violento, il suo fratello più vicino ha una gentilezza espressiva che va salvaguardata, ha un'energia speciale che non può essere barattata con il punteggio alto di un critico imbambolato da vini che sembrano panini talmente imbottiti da essere immangiabili (non si riesce proprio ad addentarli). Questa è la nostra sensazione, tutt'altro che entusiasta, anche se ci sono i soliti distinguo, pochissimi per la verità, e che speriamo facciano riflettere chi giudica la riuscita di un'annata troppo in fretta o basandosi su semplici parametri di peso. Facciamo un ultimo appello ai nuovi appassionati produttori di Barbaresco: l'esperienza conta più di qualsiasi schema produttivo di successo vi venga propinato. Tutti i Barbaresco degustati sono stati forniti dai produttori. Le schede dei vini vedono prima la descrizione classica, alla quale segue una valutazione di ciò che ci è piaciuto di più, di quello che abbiamo amato di meno, o una considerazione di carattere generale. Al termine del racconto ci sarà il consueto appuntamento con il giudizio della ciurma, dove troverete l'elenco delle bottiglie che noi compreremmo. I prezzi sono quelli praticati mediamente in enoteca e si basano sulla comunicazione del produttore. Neive 0173/67156 Colore granato di discreta intensità. Naso piuttosto lieve, il rovere è ben contenuto, il modo è floreale, avvolgente e lascia una sensazione originale; è un po' carente di profondità. In bocca il vino ricalca il tratto olfattivo, nulla di eclatante, ma una sana piacevolezza: emerge il tono surmaturo dell'annata ma non è eccessivo come in altre occasioni. BUSSO Barbaresco Vigna Borgese 1997 La prestazione è onesta e piuttosto convincente, il prezzo, rispetto ad altri, non è neanche troppo elevato e ciò testimonia un'attenzione verso il cliente che si trova sempre più di rado. Gode di una notevole considerazione da parte della critica, noi la personalità del grande vino non l'abbiamo sentita. Lire 45.000 Treiso 0173/638219 Colore di buona vitalità. Naso di piacevole delicatezza con note di ciliegia e menta, diventa poi caldo e più carnoso esprimendo una varietà insospettabile. In bocca appare una buona materia e anche la progressione non è disprezzabile, mancano un po' gli slanci emozionali, ma questo è il tema della vendemmia 97: densità un po' statica. CA' DEL BAIO Barbaresco Asili 1997 (in Slavonia) La maturazione in botti grandi di Slavonia salvaguarda il tono varietale aggiungendo toni intriganti senza che la rusticità prevalga sulla finezza. Il tono troppo compassato non aiuta certo chi vuole sentire nel Barbaresco l'energia asciutta e pulsante che spesso ne fa un vino indimenticabile. E' interessante la scelta di maturarlo in botti grandi e di dichiararlo, in un momento in cui i consumatori vogliono sempre sapere se c'è o no del rovere nuovo. Lire 54.000 Colore di discreta densità. Naso di spiccata maturità, frutta rossa e fiori, ancora non completamente espresso ma già piuttosto avanti. In bocca torna un bell'aroma di pesca, ma la corposità per ora si mantiene sotto le righe, non mostra grande vitalità. La prestazione un po' sotto tono potrebbe essere dovuta ad un momento. Lire 57.000 Barbaresco Asili 1997 (in barrique)