Borgogna rossi hautes côtes de nuits — côtes de nuits — hautes côtes de beaune — côtes de beaune Amore, sofferenza, sorpresa, delusione, tutto per non farsi dimenticare mai Per molti appassionati, la grandezza del vino di Borgogna è più una rivelazione che una scoperta. Non ci si accosta pian piano al Pinot Nero, anzi il più delle volte esso ci sarà quasi indifferente; ma prima o poi capiterà di assaggiarne una bottiglia che ci lascerà senza parole, e da allora si andrà continuamente alla ricerca della stessa emozione. Io ho avuto, significativamente, questa rivelazione in uno dei templi gastronomici mondiali: sarà stato una decina di anni fa, eravamo in due e ci siamo voluti concedere un pranzo alla Tour d'Argent, a Parigi. Atmosfera rarefatta - ricordo che non avevo una giacca e me ne fornirono una con lo stemma del Ristorante - vista incomparabile sull'Ile-de-France, emozioni culinarie indescrivibili. Quando arrivò il piatto-simbolo del locale, il "Caneton Tour d'Argent", chiesi al Sommelier una mezza bottiglia adatta ad una tale meraviglia. Rispose portando in tavola un Vosne-Romanée Premier cru di un'annata nemmeno tanto importante, il 1987, ma di un grande produttore. Ricordo perfettamente ogni dettaglio (ricordo anche il prezzo, davvero strabiliante, di quella mezza bottiglia): lo versò con il cestello, ed attese che lo assaggiassi. Avrei potuto inserire tutta la testa negli incredibili, enormi bicchieri Riedel da Borgogna, ed il profumo del vino era talmente intenso e penetrante che ho davvero rischiato di farlo. Un ventaglio aromatico quasi intossicante, affumicato, minerale, speziato - sembrava di passeggiare in un mercato orientale - e selvaggio, a cui faceva seguito un palato di una levità ed eleganza insospettabili, setoso e lunghissimo. Fino a quel momento il Pinot Nero - anche quello di Borgogna, magari provato nelle bottiglie dai nomi prestigiosi ma dalla sostanza anonima di qualche négociant - era per me un rosso dal colore piuttosto pallido, dai profumi certo eleganti ma tutti tendenti all'aspro, al verde, al selvatico, e dal palato scorrevole ma in fondo magrolino, privo dell'opulenza che ci si aspetta in un "vero" rosso importante. La cosa incredibile di cui mi rendo conto ora è che - fatte le debite distinzioni - questa descrizione è tutto sommato valida anche per i grandi Pinot Nero, vini tra i più emozionanti e complessi che si possa sperare di assaggiare. Un grande Borgogna rosso non ha il colore del Cabernet, non ha il frutto dolce e suadente del Merlot, non ha la prepotenza gustativa, quasi eroica, di un Nebbiolo; a pensarci bene, proprio qui sta il punto fondamentale: è più facile dire ciò che non ha rispetto a ciò che ha, è un vino per sua natura sfuggente ed ammaliatore. Leggete gli "esperti riconosciuti": chi dice che il Borgogna non invecchia, chi invece raccomanda di tenerlo in cantina; secondo qualcuno non va assolutamente decantato, ma versato nel bicchiere e bevuto più in fretta possibile, per altri l'ossigenazione prolungata è necessaria. Insomma, un vino che non offre certezze, tranne una: quando è grande, un Pinot Nero è il più nobile ed emozionante dei vini.