Editoriale La nostra è una Rivista trimestrale; tra un numero e l'altro, abbiamo quindi anche il tempo di guardarci intorno, ascoltare i segnali che il mondo del vino manda sempre più forti, e leggere ciò che dicono i nostri colleghi. Non c'è dubbio, il vino italiano sta attraversando una vera e propria Età dell'oro: i produttori sembrano sempre più uomini d'affari; gli scaffali delle enoteche sembrano quasi gioiellerie, e sono sempre più numerose le bottiglie "a cinque zeri" - e se le bottiglie ci sono, e i prezzi si moltiplicano, significa evidentemente che c'è anche chi è disposto a comprarle. Ma soprattutto, da più parti si sottolinea la straordinaria crescita qualitativa del vino italiano, la vocazione alla qualità che investe anche le regioni tradizionalmente più arretrate; ecco, la parola d'ordine di questo felice momento del nostro panorama vinicolo sembra senza dubbio essere questa: "Qualità". Certo non si può mettere in dubbio che sia la direzione giusta in cui puntare; solo, ci sembra che una parola d'ordine di tale portata abbia forse bisogno di uno sforzo di definizione più preciso e più attento di quello che cogliamo ascoltando i segnali che ci circondano, per non rischiare che all'Età dell'oro seguano, come nella tradizione classica, altre Età meno nobili...