Jerez, un vino col velo
Sembrano delle grandi fabbriche, ma non hanno le ciminiere. I muri, di regola e rigore bianchi, sono senza finestre e l'unica decorazione sulle grandi pareti sono i marchi delle ditte, scritti in cubitali lettere nere. Per tutti gli intenditori di vino e per gli appassionati di Sherry in particolare nomi come Osborne, Gonzáles Byass, Domecq, Emilio Lustau non hanno alcun segreto: lì dentro certo non ci sono cartiere, calzaturifici o magazzini di ceramica, bensì centinaia o migliaia di criaderas, nelle quali maturano i più rinomati Sherry del mondo.
Storia
Il nome Sherry deriva dal nome arabo della città di Jerez: Sherish. Esso denota da secoli i vini prodotti in una ben delimitata zona di produzione (attorno a Jerez de la Frontera), dove la vite veniva coltivata sin dall'antichità, ma allo stesso tempo definisce anche la tecnica di Jerez, sviluppata nel secolo scorso e che viene oggi praticata in tre D.O. (denominacion de origen) spagnole: Jerez - Sherry - Xeres, Montilla-Moriles e Malaga, alla base della quale c'e l'affinamento del vino con il sistema delle soleras.