Prosecco di Conegliano Valdobbiadene sottile, autentico, irresistibile Il Prosecco accoglie in sé la leggiadra spontaneità dell'Alta Marca trevigiana, ne tratteggia il frenetico e al tempo stesso rotondo sviluppo delle colline, ne interpreta la verde freschezza lasciando nel degustatore la sensazione di possederla veramente. Questa è terra di acque nobili, sacre e indispensabili allo sviluppo della vita, è terra di sassi e d'arte, è un giacimento tutto da scoprire che ha nel Prosecco un suo rappresentante gioioso e autentico. Eppure, c'è un retroterra di sofferenza dietro questa serena bellezza. Chi ama il Prosecco sa che la sua zona d'origine è ad un punto di svolta delicatissimo, e questo malgrado la sua popolarità non abbia risentito della crisi del vino bianco e di alcuni altri celebri spumanti italiani. Anzi, una fase di successo così duratura ha amplificato in modo eclatante il nome del vitigno, e sono ormai diverse decine di milioni le bottiglie targate Prosecco che premono ai confini del circuito prezioso tra Conegliano e Valdobbiadene. Questa massa di vino senza patria e senza genitori rischia di tracimare procedendo a realizzare quella omologazione che di fatto, purtroppo, il consumatore già percepisce. L'uomo della strada infatti non sa che Conegliano, Valdobbiadene, e tutti i comuni che appartengono a questa eletta denominazione, producono un Prosecco ben diverso da quello che porta indicazioni vaghe come Veneto, Colli Trevigiani, Marca, o, ancora peggio, che non porta alcuna denominazione. Ma stupisce di più che siano proprio i produttori della Doc storica i primi a non perseguire una soluzione diversa per far emergere in modo definitivo il territorio: temono che perdendo il nome Prosecco nessuno più li cercherà, una paura giustificata forse, ma che sta immobilizzando anche le migliori intenzioni. L'errore di fondo appartiene ad un passato non tanto remoto, quando le commissioni che dovevano decidere disciplinari, confini e zone di competenza non hanno dato al territorio di realizzare quella omologazione che di fatto, purtroppo, il consumatore già percepisce. L'uomo della strada infatti non sa che Conegliano, Valdobbiadene, e tutti i comuni che appartengono a questa eletta denominazione, producono un Prosecco ben diverso da quello che porta indicazioni vaghe come Veneto, Colli Trevigiani, Marca, o, ancora peggio, che non porta alcuna denominazione. Aggiungiamo che il polo viticolo più consistente appartiene ai comuni di Valdobbiadene, sul cui nome punta la proposta di un nuovo disciplinare, Vidor e Farra di Soligo, mentre Conegliano, che ha avuto un fondamentale ruolo storico di stimolo e di ricerca, rappresenta ora meno di un terzo della produzione. Un altro elemento che non aiuta a far crescere la credibilità della zona è la presenza di numerose cantine mediocri che, pur avendone la possibilità, non sfruttano il momento d'oro adatto a consolidare una scelta di qualità, e vivono sulla rendita che il prezzo basso del Prosecco ancora garantisce. [s.b. sangiorgi]