La verticale SAMMARCO CASTELLO DEI RAMPOLLA In una posizione unica, proprio al centro di quella che viene chiamata la "Conca d'oro" di Panzano, esposizione dritta a sud, sorge il Castello dei Rampolla. Qui nasce il Sammarco, grande vino toscano, "concorrente" storico di Solaia e Sassicaia ma da cui si differenzia nettamente per la sua personalissima trasformazione produttiva, caratterizzata da un cammino fin qui costellato da modifiche continue, cambiamenti tutt'altro che terminati. Ciò che è rimasto dopo quasi venti anni è la fisionomia di un rosso ambizioso, che cercando di stare al passo con i tempi forse non ha cambiato solo la sua espressività ma anche lo scopo per cui era nato. E' l'allora proprietario Alceo di Napoli Rampolla a pensare di produrre un vino a base di Cabernet Sauvignon, ma il Sammarco gode fin dall'inizio dell'input di Giacomo Tachis, padre di tanti rossi importanti della penisola (Sassicaia incluso). Il Cabernet era già coltivato a Rampolla ed era stato aggiunto in una percentuale del 10% al Chianti Classico Riserva 1979. Le prime annate del Sammarco, 1980, '81, '82, '83 (tutte a base di 75% Cabernet Sauvignon e 25% Sangiovese) riscuotono subito un grande successo, e il vino si segnala per la notevole finezza rispetto alla media dei rossi toscani più corposi, abbinata comunque ad una stoffa decisa, ad una tannicità autorevole. Vediamo come è mutato dopo questo inizio fortunato. Innanzitutto viene cambiata la percentuale delle uve usate, e nemmeno una volta sola. Con l'annata 1985 si passa a 80% Cabernet e 20% Sangiovese, e a partire dal 1990 si ha l'attuale blend di 90% del vitigno bordolese e 10% dell'autoctono toscano. Inoltre non è variata solo la percentuale del taglio, ma anche gli stessi vitigni nelle loro specifiche clonali. Il clone del Cabernet usato inizialmente è stato gradualmente, e quasi interamente, sostituito. L'originale, proveniente dallo Château Lafite-Rothschild, presentava un'evidente marca erbacea e di peperone verde accanto ad un tono nitido di grafite, che, a parere della proprietà, non sempre è riuscito a donare la finezza a cui si ambiva. Questi sentori, che si sono comunque attenuati nel tempo, sono molto meno presenti nei nuovi cloni (provenienza vivaio Guillaume) che hanno già un aspetto diverso. ian d'agata s.b. sangiorgi foto di costantino gabardi