Friuli-Venezia Giulia Cividale e il fiume Natisone Telefono ad un amico produttore a Cormons per chiedergli notizie dell'ultima vendemmia. Mi parla del Tocai, della Malvasia e del Merlot. Gli domando, "Hai anche il Cabernet Franc, non è vero? Com'è venuto quest'anno?" "Ma sì" mi risponde "è venuto bene", ma poi aggiunge con un tono di disprezzo "ma sai, è un vino che non mi piace - è troppo commerciale". Non è una critica casuale. Rappresenta un modo di pensare il vino che si riscontra spesso in Friuli-Venezia Giulia. Con la sua critica al povero Cabernet Franc il produttore più o meno coscientemente si dichiara vignaiolo. In termini di qualità la netta contrapposizione contadino-commerciante non è più attuale in Friuli-Venezia Giulia. Oggi gli imprenditori del vino - i produttori che per dimensioni, struttura gestionale e sistemi di marketing si differenziano dalle piccole aziende agricole - fanno vini ineccepibili. Però, l'idea implicita nell'aneddoto del vignaiolo di Cormons, cioè che esistono valori al di sopra della semplice produzione e vendita "commerciale" del vino, persiste nell'ambito dei vignaioli e offre una chiave di lettura alle particolarità di questa regione vitivinicola più valida che mai. I coltivatori diretti costituiscono una realtà statisticamente molto rilevante in Friuli-Venezia Giulia ed offrono picchi di qualità notevoli, emozionanti. E vivono una cultura del vino fatta non solo di conoscenze delle pratiche di vigna e cantina ma anche di valori più astratti. Richard Baudains è un giornalista inglese, abita da 10 anni a Gorizia e collabora con Decanter richard baudains foto di alessandro pecorari