Il racconto della degustazione Non deve ingannare il grande numero di aziende del Friuli-Venezia Giulia presente nelle guide enologiche, come del resto i premi che molte di loro colgono ogni anno: questa regione appare sempre più un gigante addormentato che quando reagisce ad uno stimolo lo fa più di riflesso che per una volontà vera e corale. Qualcuno potrebbe obiettare che non esiste in Italia una zona o una regione capace di consolidare un successo, capace di mostrare una crescita seria e non solo appesa alla moda di passaggio: anche se fosse vero, e non lo è, questo non giustifica una tale mancanza da parte di una regione che era un modello di dinamica. Il Friuli-Venezia Giulia univa scelte viticole impegnative con una innovazione prodigiosa senza perdere quei pezzetti di storia che ovunque è così difficile mettere insieme. Una situazione fertile che si è assopita nel momento del consenso di pubblico e non si è mai ripresa, neanche sotto lo stimolo di una crisi che ha visto i prezzi dei vini friulani praticamente fermi per più di un decennio. Naturalmente non parliamo di un manipolo di aziende che ha conquistato anche mercati esteri e che quindi può permettersi una crescita dei prezzi al passo con altre regioni più "in", ma se guardate i listini di aziende grosse e celebrate troverete un'allettante scala sconti. Abbiamo affrontato i vini di circa cinquanta aziende e il risultato delle nostre degustazioni è nelle pagine che seguono. Non ci siamo limitati a sentire solo i vini dell'ultima annata, ma ci siamo dedicati a delle mini verticali che hanno coinvolto soprattutto i vini autoctoni e nei casi più significativi anche i prodotti ottenuti da Chardonnay e da Sauvignon. Come è accaduto per la Toscana su Porthos 3 e per il Taglio Bordolese, presente su questo numero, indagare nelle differenti vendemmie seguendo l'evoluzione stilistica dei produttori è un'esperienza impagabile e rivelatrice. Eccovi alcuni spunti prima della lettura delle schede la cui impostazione è spiegata nel box a parte.